Zone of The Enders The 2nd Runner M.A.R.S. – Recensione

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Discreto

"Raptor Destroyed"

Uno dei più sofferti matrimoni collaborativi nel settore videoludico degli ultimi anni è stato senza dubbio quello tra Konami e il Game Designer Hideo Kojima. I due partner, prima della loro non certo pacifica separazione, hanno donato davvero molto al nostro media preferito: basti pensare all’epica saga di Metal Gear Solid. Ma le intricate avventure spionistiche di Solid Snake non sono le uniche ad esser state create dall’eclettico Kojima. Infatti, nell’era PS2 ci fu l’avvento di una nuova serie di stampo futuristico che però non attecchì molto bene, almeno al di fuori del territorio asiatico: stiamo parlando di Zone of The Enders.

zone of the enders

Dopo aver pubblicato la rimasterizzazione dei due capitoli per la passata generazione di console, Konami ripropone stavolta una versione ulteriormente migliorata su PlayStation 4 di Zone of The Enders The 2nd Runner, seguito del primo capitolo, considerato il miglior episodio della serie. Il già di per sé chilometrico titolo si avvale così di un nuovo acronimo, M.A.R.S., il quale non fa che mettere ancor più in risalto il principale motivo del conflitto narrato. Le novità in questa nuova versione non si limitano di certo alla risoluzione grafica a 4K, disponibile su PlayStation 4 Pro, ma presenta il nuovo supporto al PlayStation VR, dandoci cosi l’opportunità di vivere in prima persona i frenetici scontri a bordo del Jehuty. Sarà una feature sufficientemente valida anche per chi già conosce a menadito l’ottimo action game di Konami?

zone of the endersL’universo di Zone of The Enders è ambientato nel 2174. Le risorse energetiche scarseggiano e l’umanità ha iniziato da tempo ad esplorare lo spazio alla ricerca di nuove fonti. In 2nd Runner interpretiamo Dingo Egrett, un addetto al recupero dell’energia alternativa denominata Metatron sulla superfice di Callisto, una delle lune del pianeta Giove. Mentre è intento a scansionare la zona, Dingo si imbatte nel Jehuty, ossia l’Orbital Frame, robot predisposto al combattimento e provvisto di una IA avanzata, protagonista del primo capitolo. In seguito ad un attacco improvviso da parte di BARHAM, movimento militare che lotta per la liberazione di Marte, il nostro eroe è costretto a salire a bordo del robot appena scoperto al fine di salvare i propri compagni poco distanti. Il primo impatto con i comandi e l’interfaccia non è dei più immediati: tuttavia, grazie anche all’Intelligenza Artificiale A.D.A., Dingo si getta subito nel cuore dello scontro, smantellando svariati droni da movimento fino ad entrare nella sua base volante. Qui il nostro alter-ego apprende una sconcertante verità riguardante un suo vecchio commilitone, e dopo un primo scontro con il comandante di BARHAM, a bordo dell’Orbital Frame Anubis, ne risulta gravemente ferito. Sarà Ken Marinaris, una sottoposta al movimento militare poi ribellatosi, a salvare Dingo collegando il suo corpo direttamente alla fonte energetica del Jehuty, senza la quale il ricercatore non può più vivere. Costretto a rimanere all’interno del robot per mantenere attive le sue funzioni vitali, ha inizio la dura battaglia di Egrett per debellare i piani del Comandante Nohman e della sua fazione.

zone of the endersI pregi più evidenti del secondo capitolo rispetto al primo sono da ricercare nel maggior coinvolgimento a livello di trama da parte del giocatore, merito di un protagonista molto ben caratterizzato come Dingo Egrett. Se nel primo Zone of The Enders avevamo a che fare con un ragazzo timido e introverso che suo malgrado si ritrova a bordo di un robot a lui sconosciuto, in maniera non molto dissimile da quel che avviene nell’anime di culto Neon Genesis Evangelion, nel secondo la vicenda narrata appare più originale e meno scontata, non lesinando su colpi di scena atti a tener vivo l’interesse.

Per il resto buona parte della struttura di gioco è rimasta pressoché invariata, in quanto si trattava solo di perfezionare con qualche piccolo accorgimento un gameplay già di per sé convincente e galvanizzante.

zone of the endersNon è un mistero l’apprezzamento del buon Kojima per i Mecha, i robottoni dell’animazione giapponese, e in effetti tutto in Zone of The Enders, dalle ambientazioni fino al design degli Orbital Frame, riporta alla mente l’inconfondibile genere sopracitato. È il sistema di combattimento il principale punto di forza dell’intera produzione. Coinvolgente, mirabolante, esplosivo. Una volta presa dimestichezza con i comandi di volo vi librerete rapidi e letali nel cielo, ingaggiando serrati scontri a fuoco alternati a furiosi fendenti di spada. Semplice ma al contempo geniale era anche il metodo di passaggio fra le due tipologie di armi. Quest’ultimo associato ad un solo pulsante che, grazie al lock-on sui rivali, permetteva di passare con disinvoltura dal combattimento a distanza a quello all’arma bianca a seconda della lontananza del bersaglio.  Fin dal primo episodio poi non sono mancati alcuni aspetti che rendono più tattico il frenetico sistema di gioco, quali schivate, barriere protettive, prese e un colpo energetico dalla carica molto lenta ma capace di danni ingenti una volta scagliato.

In Zone of The Enders The 2nd Runner c’era davvero poco da cambiare avendo alla base un gameplay cosi ricco e appagante, difatti le uniche aggiunte degne di nota furono un perfezionamento del sistema di lock-on dei nemici, un radar per tenerli sotto osservazione, la possibilità di raccogliere armi e infine dei laser multipli che, se caricati, agganciavano automaticamente uno o più rivali.

zone of the endersTutti miglioramenti che naturalmente non mancano in questa nuova riproposizione del titolo, che ad onor del vero contenutisticamente parlando non presenta nulla di nuovo per chi già conosce il gioco, ad eccezion fatta della modalità VR citata all’inizio. Tale sezione tuttavia non ci ha convinto appieno, vuoi per l’evidente calo grafico che si nota una volta a bordo del nostro mech, vuoi per come in fondo stravolge il gameplay stesso. La sensazione che si ha infatti è quella di esser dei semplici spettatori al conflitto, non si ha più quel senso di libertà, seppur in macro aree predefinite, e di pieno controllo avvertito nella modalità classica. I nostri movimenti risultano slegati da quelli del Jehuty, lasciando al giocatore la sola preoccupazione di sparare e attaccare, rendendo l’esperienza molto simile agli innumerevoli shooter già presenti per il supporto in questione. Un vero peccato, anche se probabilmente non era possibile fare di più, visto il ritmo frenetico delle battaglie.

zone of the endersTecnicamente parlando il gioco Konami deve necessariamente essere analizzato nelle sue due forme, vale a dire quella tradizionale e quella VR.

Nella modalità di gioco normale infatti si possono notare i pregi che la nuova risoluzione dona al titolo, rendendo meglio definiti e puliti i modelli poligonali degli Orbital Frame e degli effetti particellari scaturiti da impatti ed esplosioni. Da notare come la fluidità dell’azione su schermo rimanga stabile sui 60 frame al secondo, anche durante le fasi più concitate e caotiche. Tuttavia, nonostante il lavoro di rifinitura, è difficile non notare la natura PS2 del gioco, che già nella precedente remastered in HD palesava il suo engine grafico ormai antiquato, specie negli elementi di sfondo. Aspetto questo ancor più evidente una volta entrati in modalità VR, dove gli abbellimenti grafici appena citati spariscono nel nulla, calando drasticamente la qualità visiva generale del prodotto. Buono il ricampionamento audio, con effetti sonori e musiche originali rielaborate per essere apprezzate tramite i più moderni impianti dolby surround.

 

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Zone of The Enders The 2nd Runner M.A.R.S. - Recensione: il commento di Andrea Zanca
Ci si ritrova a dover dare un parere su graditi ritorni, sì, ma le fondamentali domande che ci si pone ormai ad ogni operazione di restauro sono: A chi è dedicato il prodotto? Se l’ho giocato, vale la pena ritornarci? Ha valori aggiunti? Nel caso di Zone of The Enders M.A.R.S., io più che altro direi “nì”, perché l’aggiunta della modalità VR non dà di certo motivo di spendere ancora soldi a chi ha già amato in precedenza il titolo Konami, proprio perché la modalità in questione non brilla di originalità ed è sicuro lontana da quel che ci si potrebbe aspettare da una simulazione in prima persona su enormi mech giapponesi. Il gioco è sempre lo stesso, bellissimo e frenetico e con una soundtrack degna di nota, le scene Anime sono deliziose, ma la stessa operazione di restauro l’avevamo già vista su PS3 con la HD Collection, e lì quanto meno si aveva anche il primo ZoE, ingiustificato assente in questa versione. Indi per cui, rimango fedele al titolo in sé, ma non mi sento di promuovere a pieni voti il remaster.

Summary

Siamo dunque giunti alle considerazioni finali su Zone of The Enders The 2nd Runner M.A.R.S. Fermo restando che quel che si ha davanti è l’ennesima riproposizione di un gioco uscito circa quindici anni fa, ciò che ci troviamo a valutare è la qualità del remake e non del titolo originale. Purtroppo, se si esclude l’aspetto tecnico migliorato, l’offerta proposta da Konami risulta essere fin troppo blanda, con l’unica feature degna di nota presentata in maniera davvero accessoria e obsoleta. Se siete dei fan sfegatati della saga ideata e prodotta da Hideo Kojima quindi non troverete nulla di nuovo ad attendervi in questa riedizione. Se al contrario non avete mai avuto modo di provare ai tempi questo interessante titolo, allora avete di fronte la miglior versione disponibile sul mercato. Così anche voi capirete quella sensazione di pura adrenalina che la voce di A.D.A è riuscita, e riesce ancora oggi a trasmettere, una volta avvistato un nuovo avversario: “Enemy Approached” La Battaglia prosegue.
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Discreto

Giuseppe Carreca - 7
Andrea Zanca - 7