Vampyr – Recensione del sanguinario gioco di Dontnod

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7.1

Discreto

Nessuno può sapere, se non dopo una notte di patimenti, quanto dolce e prezioso al cuore e agli occhi possa essere il mattino.

Siamo nella Londra del 1918, durante una delle piaghe che ha flagellato e mietuto milioni di vittime in tutta l’europa. L’influenza spagnola costringe i cittadini a rintanarsi all’interno delle proprie case, pensando che questo potesse essere il miglior modo per non contrarre la malattia. È proprio da qui che prendono il via le vicende di Jonathan Reid, un rinomato medico che, dopo un tragico evento, si vedrà a suo malincuore essere trasformato in vampiro da un’entità a lui sconosciuta. La Londra ricreata da Dontnod è assolutamente credibile, cupa e costantemente afflitta da una malinconica pioggia che accompagnerà le nostre “passeggiate” nei quattro quartieri che andremo a visitare: sarà infatti bellissimo camminare fra le strade di Whitechapel per poi finire nel West End e ritrovare un’architettura ben strutturata e magistralmente ricreata, senza però mai regalare particolari scorci visivi. Ogni zona presente sulla mappa avrà a sua disposizione un numero impressionante di persone con cui interagire, e con ognuna di esse saremo liberi o meno di parlare, cercare indizi, indagare o più semplicemente risolvere i loro problemi con missioni secondarie: in teoria quest’ultime sono opzionali, ma il mio consiglio è quello di seguirle e portarle a termine, poiché solamente così sbloccherete nuove linee di dialogo che porteranno ad ulteriori indizi e nuove interazioni. In ogni quartiere, aprendo il menù di gioco avremo una ramificazione dei rapporti che andremo ad imbastire con le persone, e curandoli dai malanni che li affliggono (qualora sia necessario), saremo liberi di ucciderli, ma di questo ne parleremo dettagliatamente più avanti.

Vampyr

Ed è proprio da questa tipologia di scelta che gli sviluppatori hanno costruito l’intero sistema di gioco in Vampyr. Spetterà proprio a noi determinare le sorti della città e decidere o meno se comportarci come un classico vampiro che della sete di sangue ne fa un credo, o provare a placare con tutte le conseguenze del caso la nostra rabbia: questo infatti ci poterà ad un innalzamento della difficoltà di gioco dato che, non uccidendo nessuno, non accumuleremo il sangue necessario per riposare ed evolvere. Va considerata però l’altra faccia della medaglia: ad ogni uccisione il protagonista ne pagherà infatti le conseguenze, facendo calare la nostra reputazione. Proprio di questo aspetto bisogna tener conto, in quanto se ci lasceremo prendere troppo la mano, una volta raggiunta la criticità nel quartiere non potremo più parlare con nessun personaggio, i mercanti non ci venderanno più nulla e avremo l’intera zona ostile nei nostri confronti. In tal senso è importante sottolineare quanto Dontnod sia stata scaltra nello sfruttare questo espediente: fare i buoni, in Vampyr, semplicemente non paga, perché non riuscendo a placare la nostra sete il gioco rischia di diventare proibitivo, vista l’impossibilità di avere nuovi punti esperienza. Proprio da qui  è intuibile quanto il volere degli sviluppatori sia quello di mettere il giocatore davanti una scelta, spesso dolorosa, ma assolutamente indispensabile per il prosieguo nell’avventura. Sarà inoltre possibile migliorare la salute dei nostri cittadini fornendogli assistenza sanitaria. Alcuni di essi infatti soffriranno dei classici malanni quali raffreddore, emicrania o semplice stanchezza, e starà a noi creare i farmaci necessari per migliorare la loro qualità di vita e quella dell’intera zona: proprio per questo durante le nostre passeggiate notturne non dovremo limitarci semplicemente a raggiungere la destinazione designata, ma sarà altrettanto importante esplorare i vicoli e le case per poter trovare i materiali o le sostanze necessarie, utili alla creazione di medicine e oggetti.

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La mappa di gioco è divisa in quattro quartieri, e in ognuno di essi starà a noi trovare i rifugi. In questi luoghi troveremo un letto per poter dormire e potenziarci ed un tavolo da lavoro, utile per la creazione degli oggetti sopra elencati. Passando alla storia, che ritengo la componente principale della produzione, sappiate che la scrittura della software house francese è assolutamente splendida: nel gioco ci capiterà spesso di perderci in sessioni di dialogo della durata anche di un paio di ore. Aspetto che ho trovato interessante nei primi due quartieri visitati: il vero problema è che alla lunga questo sistema di dialogo fatto di domande e risposte continue non si evolve come sperato. Al contrario, quando faremo conoscenza di un nuovo personaggio, le prime domande che gli rivolgeremo saranno assolutamente identiche per tutti. Davvero un peccato se consideriamo che il volere dello studio era proprio quello di creare una forte empatia fra il protagonista e i personaggi che si incontrano durante tutto il gioco. Discorso diametralmente opposto per gli NPC legati direttamente alla storia principale: in quel caso i discorsi non risulteranno mai tediosi, ma al contrario saranno ricchi di fascino e sempre diversi, portando linfa e curiosità alla storia. Questo ci porterà ad una sempre crescente curiosità nel voler andare avanti e scoprire sempre di più su quello che accadrà al nostro Jonathan Reid.

A favore della progressione, aiuta anche un sistema di combattimento credibile e ben articolato. Il giocatore avrà a sua disposizione un albero di abilità passive e attive: starà a noi decidere a cosa affidarci, a seconda dello stile che vogliamo adottare per le nostre missioni. Pieno utilizzo dei poteri da vampiro o passare a semplici armi bianche? Il level design sembra invece ispirarsi a modo suo alla serie Souls di From Software: i boss saranno caratterizzati da debolezze che spetterà all’utente scoprire, come armi da taglio, da stordimento o da fuoco. Peccato che l’intero sistema sia afflitto da un grave bug, che ci vede subire dei colpi anche se siamo a distanza apparentemente sicura dal nemico. La speranza è che una patch possa presto sistemare tutto.

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Un’altra nota negativa che ho riscontrato sono i tempi di caricamento, molto simili a quelli che affliggevano Bloodborne al lancio. Dopo una morte infatti, non solo non ripartiremo abbastanza vicini dal posto in cui ci ritrovavamo, ma la schermata di caricamento vi toglierà quasi un minuto, davvero troppo per gli standard odierni. Probabilmente è da questi piccoli ma importanti dettagli che si capisce come lo sforzo fatto dai Dontnod sia un po’ limitato da un budget che non è propriamente quello delle produzioni tripla-A. Tuttavia, aota di merito particolare va alle bellissime musiche, evocative e perfettamente coerenti con il mondo di gioco. Durante le scorribande fra le buie strade di Londra saremo accompagnati dalle costanti note ammalianti del sitar, inframmezzate da un coro gospel quando decideremo di uccidere qualcuno per evolvere e salire di livello, donando al videogiocatore quella strana sensazione di angoscia che ricrea perfettamente la non semplice scelta del togliere la vita a qualcuno. Una trovata interessante degli sviluppatori è stata quella del concedere una breve “confessione” della vittima che abbiamo deciso di strappare alla vita, quest’ultima infatti abbandonerà le spoglie mortali con una frase, che a seconda del personaggio, vi assicuro riuscirà nell’intento di instillarci il dubbio se abbiamo ucciso una persona che non lo meritava o meno.

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Vampyr - Recensione: il commento di Fabrizio Di Spezio
Ricordate quando a scuola si sentiva la classica frase “si impegna ma potrebbe fare di più”? Beh, Vampyr entra di diritto in questa categoria. Si tratta sicuramente di un gioco dal forte impatto visivo ed emotivo, scaraventandoci in una Londra di inizio 900 che è davvero un piacere da esplorare, in tutti i suoi vicoli e strade nebbiose. Spesso si avvertono dei problemi dal punto di vista grafico e tenuta di frame, ma non risultano di grande importanza visto e considerato il tipo di gioco che è Vampyr. La possibilità di scegliere l’approccio e poter essere padroni di far morire o vivere tutti i personaggi della storia a nostro piacimento, con le dovute conseguenze, è sicuramente un qualcosa che ho apprezzato molto. Se dunque da un punto di vista legato alle varie scelte d’azione di vita o morte il titolo Dontnod è senza dubbio di alto livello, per quanto riguarda il lato narrativo ho riscontrato dei problemi, in particolare per l’eccessiva insistenza nel dover parlare con quasi tutti i personaggi e dover mandare avanti infinite sessioni di dialoghi, non sempre di elevata fattura, che alla lunga possono risultare davvero stancanti. Vampyr è un gioco che può piacere, specialmente agli inizi e nelle fasi finali, ma che con il passare delle ore può farvi correre il rischio di sentire sensazioni di noia e ripetitività non particolarmente piacevoli.

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Vampyr - Recensione: il commento di Marco Di Spezio
Il gioco in sé è valido, carico di atmosfera e narrativamente ben strutturato. Peccato per alcuni piccoli difetti che macchiano la valutazione finale: uno dei più significativi riguarda indubbiamente l’aspetto grafico, con differenze anche piuttosto evidenti tra la cura degli ambienti o dello stesso protagonista e molti personaggi secondari, le cui texture risultano drammaticamente meno dettagliate. Parliamo chiaramente di un gioco la cui realizzazione ha dovuto far fronte ad un budget relativamente ridotto e per questo si spiegano certe mancanze, ma sta di fatto che il prodotto finale ha quel vago sentore di incompletezza che in alcuni casi è abbastanza evidente. Tuttavia, se si trascurano questi dettagli, si tratta di un bel gioco in cui convivono momenti di pura investigazione basata sui dialoghi con momenti di azione in cui forgiare il nostro stile di combattimento, attraverso le moltissime abilità sbloccabili guadagnando esperienza. Uno dei punti forti è costituito sicuramente dalla possibilità di scegliere quale dei due approcci far prevalere, adattando il gioco ai nostri personali gusti videoludici, senza nulla togliere alla storia, che si evolverà coerentemente con le scelte fatte. Non è un gioco per tutti, complici anche alcune dinamiche un po’ lente, ma chi ama anche questi aspetti di un gioco si troverà davanti un titolo molto godibile e complessivamente valido.

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Vampyr - Recensione: Il commento di Giuseppe Carreca
DontNod dimostra ancora un volta il suo estro nelle avventure a scelta multipla, dal forte impatto emotivo e dalle decisioni spesso irrevocabili. Vampyr è una gradita e atipica sorpresa nel panorama attuale, offrendo forse l’essenza pura dei GDR di una volta, fatti di esplorazione, interazione con qualsiasi personaggio per districarsi nell’affascinante vicenda e un combat system bello, articolato ma che non è parte predominante del gioco. Tutto si basa sui dialoghi con le persone, infatti la nostra forza sul campo di battaglia è data dal livello di confidenza con gli abitanti, come se le qualità più umane di Jonathan, carismatico medico in una Londra flagellata dalla peste spagnola, siano la chiave per mantenere lucida la sua mente dalla sete impellente di sangue. Non si può che elogiare il profondo lavoro a livello di contenuti ed opportunità offerte al giocatore, lasciato libero di essere preda o cacciatore nelle strade della cupa capitale britannica, con tutto ciò che ne consegue. Il problema principale del gioco sta forse in un ritmo non ben calcolato delle due fasi, in cui predomina l’interazione sociale rispetto ai cruenti scontri. Se siete però alla ricerca di una storia davvero ben scritta, personaggi carismatici e un sistema di gioco insolito ed innovativo che va però capito e approfondito, Vampyr non merita di essere surclassato da produzioni più altisonanti. È un piccolo capolavoro che non mancherà di stupirvi. 

Summary

Vampyr ad oggi ha rappresentato per me il gioco più difficile da recensire negli ultimi anni. Spesso mi è capitato di interrompere sezioni di gioco per l'eccessiva mole di dialoghi, e al contempo stesso mi sono gasato per alcune parti della storia veramente splendide. Proprio per questo mettendo il tutto sulla bilancia il risultato è da considerarsi buono ma non eccelso. Sia chiaro, secondo me Vampyr è un titolo che va assolutamente giocato, ma allo stesso non mi sentirei di consigliarlo a tutti. Chi non è avvezzo al genere correrà il rischio di trovarsi spiazzato dinanzi ad una storia magistralmente scritta ma con fin troppi tempi morti, spalmati durante le 20 ore necessarie a portare a termine l'avventura. Per tutti coloro che amano il genere invece troveranno tutto quello che hanno sempre sognato, partendo dai dialoghi, passando per le fasi investigative simili agli Sherlock Holmes, terminando col combat system ricco di sfaccettature ma mai fine a se stesso. Il gioco potrà piacere o meno, ma di una cosa sono certo, Dontnod sta dimostrando una sempre maggiore crescita nelle sue produzioni, partita con Remember Me, continuata con Life is Strange e culminata adesso con Vampyr.
7.1

Discreto

Giovanni De Bernardis - 6.5
Fabrizio Di Spezio - 7
Marco Di Spezio - 7
Giuseppe Carreca - 8