The Witcher 3: Wild Hunt – Recensione

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9.4

Ottimo

L'ultima grande impresa di Geralt è un trionfo di magia e scrittura.

Ci sono storie che appaiono senza tempo: cosi belle e affascinanti da risultare immortali nel loro splendore a prescindere da quante volte le si racconti. Bardi di ogni dove e di ogni epoca hanno narrato e narrano tutt’ora di terre lontane, di despoti senza pari e amori eterni che niente e nessuno potrà dissolvere. Che si tratti di pura storia del genere umano, o del sogno meraviglioso di qualcuno, tali vicende meritano di essere raccontate ed essere tramandate ai posteri. Una fra tutte negli ultimi anni è senza dubbio quella del Witcher, Geralt di Rivia.

Per i videogiocatori che si stanno affacciando per la prima volta a questo mondo, vi starete chiedendo chi o cosa sia un Witcher. Può essere definito come il figlio maledetto di un mondo antico, devastato dalla povertà e dalla pestilenza; flagellato dalla guerra e dai soprusi degli uomini in un mondo che in passato ha dovuto assistere al fenomeno chiamato “Congiunzione delle Sfere” e quel che da esso ne è scaturito: un abominio chiamato Magia. Tale forza misteriosa portò molte creature inumane a minacciare ulteriormente queste terre. Ma non tutti gli esseri umani si allontanarono dalla magia, alcuni la studiarono fino a padroneggiarla per scopi più o meno nobili. È in questo contesto che sono nati i Witcher, ignari bimbi strappati dalle loro famiglie sottoposti a rituali proibiti fino a mutarne il corpo per fronteggiare gli orrori annidati nell’ombra. Nonostante gli evidenti servizi svolti, la loro stessa esistenza è motivo di blasfemia, ed è per questo che i pochi Witcher ormai rimasti vengono trattati alla stregua di un qualsiasi mercenario, pronto ad offrire i suoi servigi al miglior offerente.

Tratto dalla saga Fantasy dello scrittore polacco Andrzej Sapkowski e sviluppato dai talentuosi ragazzi di CD Projekt RED, The Witcher 3: Wild Hunt è il capitolo finale narrante appunto le gesta di Geralt, alle prese con una nuova minaccia stavolta proveniente niente meno che da un’altra dimensione. L’esercito della cosiddetta “Caccia Selvaggia” insegue Cirilla, sua figlia adottiva nonché custode del sangue ancestrale, un immenso potere che discerne lo spazio e il tempo. Sarà compito del Witcher trovarla e riportarla indietro sana e salva.

The Witcher

Sebbene non si possa certo dire che nei passati episodi il mondo di gioco fosse ristretto, risulta evidente che entrambi i titoli impallidiscono di fronte al colpo d’occhio sconfinato presente in Wild Hunt. Una volta aperta la mappa si resta spiazzati dai tanti punti d’interesse mostrati e, a dirvela tutta, la sensazione permane anche dopo molte ore di gioco. La vostra sete di avventura non si esaurirà così facilmente e tra insediamenti di banditi, tane di mostri da distruggere, cacce al tesoro, caverne da esplorare e molto altro, non vi annoierete di certo. Per fortuna l’esplorazione viene facilitata dai sensi sovrumani del Witcher, i quali permettono non solo di evidenziare oggetti con cui interagire ma anche di percepire suoni lontani, come voci o versi di bestie, e di seguire tracce o indizi durante una fase investigativa. Nonostante questa meccanica si ripeta fin troppo spesso all’interno del gioco, quasi da risultare abusata, non è mai tediosa per merito della varietà delle situazioni e del lavoro accurato svolto dagli sviluppatori nel rendere accattivante anche la più sottovalutata delle quest secondarie. Insieme alle attività più o meno brevi, come ad esempio i tornei di lotta o le corse a cavallo, anche il compito più casuale può nascondere una sotto trama ben più articolata e sbloccare delle nuove missioni intere. Nulla viene snobbato dal Witcher, se ottiene in cambio una ricompensa o un pagamento per il dovere svolto, ed a tal proposito egli non può esimersi dalla sua mansione primaria nonché principale fonte di guadagno, la caccia ai mostri.

The WitcherIn buona parte dei villaggi e città che visiterete vi sarà una bacheca con affissi contratti per eliminare una determinata creatura: basterà parlare col committente della richiesta, contrattare un buon prezzo e sconfiggere il mostro. Una volta stanata la belva, bisognerà decidere come affrontarla nel modo più efficace possibile: ogni specie ha i suoi punti deboli e forti, e se non preparati a dovere certi scontri possono finire molto male. Molteplici sono le armi a disposizione del Witcher e l’ottimo combat system del gioco ne risalta degnamente ogni aspetto: schivate, contrattacchi, colpi di spada, segni magici, balestre e perfino bombe si alternano sul campo di battaglia con buona fluidità, creando una danza mortale implacabile su qualsiasi essere ci si para davanti. Completano una soddisfacente lettura tattica delle battaglie la possibilità di bere dei “decotti” speciali dei Witcher, che offrono statistiche e altri bonus temporanei, oltre agli unguenti con cui intingere le proprie lame per infliggere ancor più danni. Pozioni ed equipaggiamento aprono un altro aspetto fondamentale del titolo, vale a dire il sistema di crafting: che si tratti di ingredienti per creare decotti o bombe, o di lastre di metallo per forgiare armi e armature, ogni singolo oggetto trovato può esser scomposto per ottenere altri ingredienti che, tramite specifiche ricette, permettono la creazione di ulteriori nuovi oggetti in un ciclo virtualmente infinito.

Vien da sé che sarebbe facile perdersi con tutte queste informazioni se non fosse per lo straordinario menu principale di gioco, dove ogni singola sezione è organizzata a regola d’arte e facilmente fruibile dal giocatore, tutto ad ulteriore conferma di quanto ogni singolo elemento non sia stato preso alla leggera. Lo denota anche la presenza del cosiddetto “Gwent”, un gioco di carte collezionabili sparse per il mondo, fatto e strutturato talmente bene che gli sviluppatori stessi, a gran richiesta dei giocatori, hanno pensato di farlo diventare un free-to-play a tutti gli effetti. Perfino gli unici due dlc creati, disponibili sia ad episodi singol che nella versione GOTY del gioco), “Heart of Stone” e “Blood and Wine”, sono una spanna sopra rispetto alle tipiche espansioni e non si limitano a qualche sporadica quest aggiuntiva o nuovi oggetti, ma a donare al giocatore un intero (!) nuovo continente da esplorare, oltre che una nuova possibilità di sviluppo delle armi dato dall’incantamento delle medesime.

Tecnicamente parlando non possiamo che fare l’ennesimo plauso ai ragazzi di CD Projekt RED, la loro opera visivamente parlando è straordinaria, immensa, ogni elemento a schermo pulsa di vita propria donando scorci dallo splendore artistico unico. Qualche bug grafico ci può stare data l’enormità del tutto, però si tratta davvero di nulla che infici in alcun modo il gameplay. Anche il sonoro non è da meno, con un ottimo doppiaggio (anche se unicamente in inglese), e musiche dalla verve celtica che incantano e accompagnano degnamente ogni fase di gioco.

THE WITCHER 3

The Witcher 3: Wild Hunt - Recensione: il commento di Fabrizio di Spezio
. Esistono giochi che vanno aldilà della solita concezione di bello o brutto, esistono giochi che diventano vere e proprie esperienze. Parlo di quelle che ti segnano, ti tolgono il sonno e ti immergono all’interno di un mondo che diventa anche il tuo, dandoti una sensazione di nostalgia, vuoto e malincuore quando tutto sarà poi finito, anche dopo quasi 200 ore di gioco.
Non riesco a trovare le parole per descrivere The Witcher 3, un gioco che, nonostante abbia i suoi difetti a livello di fight system o di telecamera, è un’esperienza che va oltre qualsiasi difetto tecnico e di poco conto. Come fare a descrivere un qualcosa di così bello in poco più di cento parole? Non credo sia possibile, quindi posso solo dirvi che se non avete ancora giocato questo titolo, dovete immediatamente correre ai ripari, perché sarà una di quelle esperienze che vi rimarranno nel cuore per tutta la vita.

THE WITCHER 3

The Witcher 3: Wild Hunt - Recensione: il commento di Giovanni Ferlazzo
Possiamo descrivere The Witcher come una serie in continua espansione. Se Assassins of Kings era stato una vera e propria esplosione delle potenzialità dell’ottimo, seppur acerbo, primo The Witcher, questo terzo capitolo non fa altro che enfatizzare ancor di più ciò che si era visto nel predecessore. Tutto è più grande, più ricco, più bello da vedere e soprattutto consegna nelle mani dei giocatori un gioco di ruolo appassionante, come non se ne vedevano da tempo. Una sceneggiatura scritta in maniera magistrale rende magico ogni momento passato in compagnia del Witcher, in cui viene naturale gustarsi davvero ogni singolo dialogo. Il finale perfetto per le vicende di Geralt di Rivia deve far fronte però anche a un combat system che non si è davvero migliorato rispetto al passato, risultando alla lunga il vero difetto di una produzione comunque di altissimo livello.

THE WITCHER 3

The Witcher 3:Wild Hunt - Recensione: Il commento di Giovanni de Bernardis
Avete presente quando da piccoli fantasticavate nella vostra cameretta, immaginandovi in scontri epici fra cavalieri, draghi sputa fuoco e Principesse da salvare?
I ragazzi di Cd Projekt sono riusciti nell’impresa di farmi completamente immergere all’interno della loro avventura, facendomi estraniare per un lungo lasso di tempo da tutti gli altri giochi. Geralt e compagni resteranno impressi nella mia mente per molto, molto tempo. Il gioco ha sì dei difetti: il sistema di combattimento è inizialmente legnoso, ed il menù fin troppo confusionario, ma i pregi sono talmente elevati da sovrastare completamente gli aspetti negativi. Potrei stare per ore a parlarvi delle avventure dello Strigo, ma preferisco che siano gli interpreti stessi a farlo.
Nota di merito alle missioni secondarie, spesso belle e ricche di colpi di scena, alle musiche evocative perfettamente coerenti col mondo in cui viviamo, ai paesaggi coi suoi splendidi tramonti ed infine ai dialoghi, scritti talmente bene da rendere felice il suo creatore, Andrzej Sapkowski. Hunt or be Hunted.

 

Summary

Cos’altro aggiungere su The Witcher 3: Wild Hunt? Poco o nulla, davvero, se non che è senza ombra di dubbio il capolavoro assoluto della software house polacca, oltre che uno dei titoli più mastodontici e completi mai creati. Non trovo particolari difetti all’interno del gioco se non forse una modalità di difficoltà troppo sbilanciata: il mio consiglio al riguardo è di impostare il livello quantomeno a difficile, così da ottenere una sfida più che degna. È vero, certi racconti meritano di essere narrati e tramandati ai posteri lasciando un’indelebile luce nel firmamento dell’immaginario umano…e la storia del Witcher Geralt è già leggenda.
9.4

Ottimo

Giuseppe Carreca - 9
Fabrizio Di Spezio - 10
Giovanni Ferlazzo - 9
Giovanni De Bernardis - 9.5
Eroe del media videoludico di cui il mondo ha bisogno ma che non merita. Recensore di giorno e amante di horror e sci-fi di notte. Ma ho anche dei difetti, eh.

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