The Spectrum Retreat, lo psico-thriller che strizza l’occhio a Portal – Recensione

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8.3

Buono

Atmosfere surreali e una trama accattivante fanno da sfondo ad un puzzle game in prima persona originale e ben strutturato.

The Spectrum Retreat è la creazione di Dan Smith, giovanissimo talento già vincitore di un BAFTA nella categoria Young Game Designer, che nonostante le scarse risorse a disposizione è riuscito comunque a realizzare un prodotto di grande qualità. Si tratta di un puzzle game in prima persona, ma definirlo unicamente in questi termini appare riduttivo. Gli enigmi rappresentano infatti solo una parte di un’esperienza più ampia, carica di suggestioni e atmosfere particolari, entro cui si inserisce una trama interessante che troverà il suo culmine nel finale.

Il gioco inizia con il risveglio del protagonista in una camera d’albergo, senza sapere come e perché si trovi lì. Si capisce subito però che la situazione non è affatto normale: in primo luogo perché veniamo contattati telefonicamente da una donna, Cooper, che promettendo di tirarci fuori da quel luogo rende subito chiaro che non si tratta esattamente di un soggiorno di piacere; in secundis perché ci rendiamo immediatamente conto di essere gli unici ospiti del Penrose Hotel e che tutto il personale alberghiero è composto da automi pressoché immobili e in qualche modo inquietanti. Ci viene rivelato che l’unico modo per uscire da quel luogo è raggiungere il tetto e che per farlo è necessario passare attraverso i cinque piani sottostanti per il cui accesso sono richieste delle particolari procedure di autenticazione. Queste vengono svolte sotto forma di enigmi all’interno di particolari sezioni della struttura, accessibili a loro volta attraverso delle porte sbloccabili utilizzando dei codici da inserire in appositi tastierini numerici.

The Spectrum Retreat

Il Penrose Hotel è un elegante albergo in stile Deco, il cui personale è composto da manichini immobili che ci parleranno attraverso messaggi registrati.

Lo scopo di ciascuno degli enigmi è raggiungere l’ascensore per il livello successivo, ma tra noi e quest’ultimo sono presenti una serie di barriere colorate che possono essere temporaneamente disattivate. Per disattivare le barriere bisogna “assorbire” il colore corrispondente da diversi cubi luminosi, utilizzando il particolare dispositivo in nostra dotazione. Quindi, se ci troviamo davanti una barriera di colore rosso sarà sufficiente individuare un cubo luminoso rosso e assorbirne la tonalità per disattivarla, almeno finché con il nostro dispositivo non assorbiremo un colore diverso. Sulla base di questo semplice principio si sviluppano tutte le sfide presenti nel gioco, che ovviamente si complicano non poco quando subentrano nuove variabili, come colori aggiuntivi e la possibilità di ruotare le stanze attraverso particolari pannelli. Nel complesso tutti gli enigmi sono ben strutturati e si assestano su un livello di difficoltà medio, permettendo al giocatore di imparare gradualmente le meccaniche di base e divenendo sempre più impegnativi ma mai veramente frustranti.

The Spectrum Retreat

Le barriere e i cubi colorati sono gli elementi fondamentali di tutti gli enigmi presenti nel gioco.

Ogni blocco di enigmi è intervallato da una sezione di gioco all’interno dell’albergo vero e proprio, in cui diventa sempre più chiaro che quella che si sta vivendo è una realtà fittizia nella quale ci troviamo intrappolati per qualche motivo. Gli ambienti dell’albergo sono eleganti e realizzati con cura, in perfetto stile Deco, ma il silenzio e l’assenza di vita rende il tutto sempre più desolante e insolitamente opprimente, nonostante gli spazi molto ampi. In questo senso, l’opera di Dan Smith si avvicina alle atmosfere evocate dai quadri di De Chirico, prendendo in prestito dall’artista elementi come i manichini immobili e senza volto.

Ad aumentare questo senso di angoscia contribuisce il comparto audio, con una colonna sonora di buon livello che ben riflette le sensazioni evocate dagli ambienti. Anche il doppiaggio è ben realizzato e riesce a trasmettere bene quel costante stato d’ansia presente fin dalle prime battute. Gli effetti sonori non demeritano, ma sono comunque ridotti all’essenziale a causa della natura stessa dell’ambiente di gioco.

The Spectrum Retreat

L’eleganza delle ambientazioni e la presenza immobile degli androidi/manichini rendono The Spectrum Retreat un’esperienza carica di atmosfere surreali, che si ispirano alla pittura metafisica di De Chirico.

The Spectrum Retreat si sviluppa quindi lungo questi due binari paralleli: da un lato gli enigmi all’interno di strutture pressoché monotematiche e di stampo futuristico; dall’altro l’esplorazione dei diversi piani e delle diverse sezioni dell’albergo che, progredendo nel gioco, vanno mutando con la comparsa di un crescente numero di inquietanti anomalie dovute alla natura stessa della struttura. Purtroppo i due distinti e diversi piani di gioco restano tali fino alla fine, non trovando mai un reale punto d’incontro; il motivo per cui ci si ritrova costretti a risolvere enigmi per poter accedere al piano superiore non viene mai spiegato, relegandoli a generiche procedure di autenticazione. Il risultato è che questi, in fin dei conti, sembrano rimanere fini a sé stessi, tranne per il fatto di essere disseminati di qualche sporadico indizio utile per la comprensione della storia, ma effettivamente slegato dall’enigma in sé.

La trama risulta convincente fin dai primi istanti di gioco e si manterrà su buoni livelli fino alla sua conclusione, grazie a risvolti inaspettati che culmineranno in un sorprendente doppio finale.

Anche se i movimenti sono abbastanza fluidi, graficamente il titolo non è certamente impeccabile: al di là della spesso estrema semplicità delle texture e di alcuni effetti, all’interno degli ambienti di The Spectrum Retreat capita infatti di imbattersi in glitch banali come qualche sfarfallìo di troppo. Anche tecnicamente il titolo pecca di qualche ingenuità, come nel caso dei sottotitoli che in alcuni momenti risultano difficili da leggere a causa di sfondi poco adatti, o di un non eccelso utilizzo dei modi per camuffare i caricamenti, come l’ascensore che impiega diversi secondi prima di aprirsi, una volta raggiunto un piano. Tuttavia, se si considera che si tratta di un prodotto dai titoli di coda veramente brevi e realizzato con un budget molto limitato, si può anche chiudere un occhio su certe imperfezioni. Anzi è da lodare il modo in cui i limiti tecnici vengono sfruttati a vantaggio della storia e delle atmosfere: la staticità degli ambienti e persino la già citata semplicità delle texture, infatti, trovano una loro giustificazione nella storia e nella natura stessa del Penrose Hotel, dando al giocatore la sensazione che in effetti quella semplicità sia un elemento voluto e non una necessità imposta dai mezzi limitati.

The Spectrum Retreat

The Spectrum Retreat - Recensione: il commento di Fabrizio Di Spezio
Ho sempre amato i puzzle game e The Spectrum Retreat mi ha davvero fatto rivivere delle care e vecchie sensazioni. Attenendomi per il momento unicamente al lato delle sfide ed i giochi di logica, il titolo è davvero una bella botta di vita per tutti coloro i quali hanno apprezzato titoli del calibro di Portal, portandomi spesso ad impiegare lunghe e soddisfacenti sessioni di gioco per cercare di sbrogliare un intricato enigma. Questi sono creati in maniera davvero egregia, anche se forse mancano di ulteriore fantasia e si poteva osare di più, inserendo alternative ancor più variegate rispetto a diversi colori e stanze girevoli. Sorprendente anche l’aspetto legato alla trama e la storia che mi ha davvero tenuto con il fiato sospeso fino all’ultimo, cercando di comprendere tutti i misteri legati al Penrose Hotel. In definitiva un gran bel gioco per chi ama il genere puzzle, che sicuramente vale la pena di giocare ed affrontare fino in fondo.

Summary

Nonostante alcune ingenuità tecniche e alcuni elementi ridotti all’essenziale, The Spectrum Retreat si rivela un titolo decisamente valido, in grado di tenere il giocatore incollato allo schermo grazie ad una trama convincente e ad un livello di sfida che si mantiene alto senza arrivare ad essere frustrante, con enigmi stimolanti e ben strutturati. Le particolari atmosfere e il design degli ambienti costituiscono uno dei maggiori punti di forza del titolo, che può essere considerato una piccola opera d’arte. Prendendo grande ispirazione da giochi dello stesso genere come Portal, The Spectrum Retreat si presenta in una veste più seria e drammatica, dimostrandosi un degno erede del titolo targato Valve. Si tratta in definitiva di un gioco da non perdere, a maggior ragione per il prezzo d’acquisto decisamente contenuto rispetto all’effettivo valore del prodotto.
8.3

Buono

Marco Di Spezio - 8.5
Fabrizio Di Spezio - 8
Da sempre amante dei videogames, è il classico "casual gamer" che preferisce i giochi immediati a quelli infiniti. Spirito ipercritico e sarcasmo gratuito sono i suoi migliori difetti, ma in fondo c'è anche del buono.