The Evil Within 2 – Recensione

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8.3

Buono

Tranquilli, è tutto nella vostra testa.

Paura, panico, terrore, ansia, sono molteplici le sensazioni che possono creare un profondo disagio al nostro animo. E spesso, più che una percezione fisica in primis ciò che ci paralizza è l’idea di essa, la nostra angoscia scaturisce dall’interno, da traumi passati. Lo sa bene il buon Sebastian Castellanos, detective che suo malgrado si ritrova coinvolto in una intricata vicenda che si scoprirà essere più intima di quanto pensasse.

Il ricordo della moglie scomparsa e soprattutto la morte della figlia Lily, divorata dalle fiamme, non danno tregua al nostro eroe che, dopo gli eventi disturbanti avvenuti al Beacon Service Hospital, si ritrova sempre più dilaniato dai sensi di colpa e dall’impotenza palpabile di non poter più far nulla per rimediare alla tragica storia della sua famiglia…ma sarà vero? E se invece tutto quel che ha vissuto, o che ha creduto di aver fatto fosse stato organizzato ad hoc per nascondere la realtà dei fatti? Se sua figlia fosse ancora viva ma braccata dalla stessa società coinvolta tempo addietro nel terribile progetto STEM, cosa farebbe Sebastian? Farebbe di tutto per riportarla indietro sana e salva, ecco la risposta, anche se ciò significherebbe proteggerla dal suddetto progetto in cui a quanto sembra lei stessa è il nucleo imprigionato al suo interno, in un mondo sospeso tra il sonno e la veglia generato dall’unione collettiva di più individui.

Evil Within

 The Evil Within 2 è il seguito diretto di quel survival horror che tempo addietro fece molto parlare di sé in particolar modo perché, dietro il progetto, c’era una figura che nel panorama dei giochi horror ha senz’altro lasciato un’impronta indelebile nell’intera industria: Shinji Mikami, uno dei principali creatori della famosa serie Resident Evil. Era da tempo che si attendeva un suo nuovo progetto e in fondo si può dire che i fan non sono rimasti delusi. Anche se, e questo magari è solo un mio parere personale, è da molto che il game designer sembra esser troppo ancorato ad uno dei suoi episodi più riusciti secondo critica e pubblico, e che ha senza dubbio rivoluzionato, se in meglio o in peggio dipende solo da voi, il genere in questione: Resident Evil 4. Sia chiaro, ho adorato il quarto episodio ma ho davvero trovato insopportabile a tratti un’estrema sensazione di Deja vu con i successivi capitoli della serie Capcom, specie per quanto concerne i nemici che ci si para davanti (vedi il solito esagitato di turno brandente una motosega). Nemmeno il primo Evil Within è stato esente, purtroppo, da questa mia parziale sensazione di “già visto” ma resta un titolo più che buono. Vero, ha qualche piccolo tentennamento tecnico dovuto forse alla sua natura cross gen, ma presenta un’idea di fondo interessante che ha meritato di essere maggiormente ampliata e perfezionata tramite un eventuale seguito.

Evil Within

Se nel precedente titolo gli eventi risultavano un po’ slegati fra loro, cosa che può far pensare ad una sbagliata gestione del ritmo narrativo, il sospetto di ciò svanisce in questo Evil Within 2. In questo sequel si comprende che l’effetto sia stato proprio voluto dagli sceneggiatori, che fanno apparire ancor più intrigante e contorta l’intera questione senza far perdere l’interesse al giocatore, merito anche di alcuni momenti scriptati ben calcolati e inquadrati nel gioco da lasciare senza fiato. Adesso ci concentriamo su Sebastian e sui suoi rimorsi: un uomo perseguitato dal suo tragico passato che ritorna sempre più feroce, conferendogli così più spessore e lasciando trasparire diverse sfaccettature del suo essere.

Vediamo delle modifiche anche nella struttura con un gameplay che risulta essere un mix funzionale di diverse tipologie di gioco, come free roaming e GDR con tanto di dialoghi a scelte multiple e quest secondarie. L’esplorazione dell’ambiente è un elemento aggiunto piacevole e stimolante, talvolta necessario se si ha scarsità di componenti o risorse utili per creare proiettili e medikit: una pratica fondamentale data anche la difficoltà non indifferente del titolo che fin dall’inizio, ma in fondo per tutto l’arco dell’avventura, non fa mai sentire il giocatore al sicuro o certo di poter affrontare gli orrori che gli si parano davanti che, se presi con leggerezza, lo porterebbero a morte certa. Piccola menzione d’onore va ai vari abomini che incontreremo sul nostro percorso, figure inquietanti e raccapriccianti e dal numero spesso soverchiante.

Evil Within

Occorre un minimo di strategia a seconda della situazione e pianificare ogni mossa diventa cruciale, certo, si può anche decidere di sparare a tutto ciò che si muove ma un simile approccio, specie ai livelli di difficoltà maggiori, è bene attuarlo proprio in casi estremi. La cosa migliore da fare è muoversi con circospezione, ripararsi dietro una parete ed osservare l’ambiente circostante, studiare il percorso tracciato dai nemici e colpirli alle spalle una volta possibile, in modo da non metterli in allerta e permettergli di chiamare a raccolta gli avversari poco distanti. Vien da sé che anche le fasi stealth all’interno del gioco sono state migliorate: ora infatti Sebastian può spostarsi da una copertura a un’altra limitando il rischio di essere scoperto, così come anche l’interazione con l’ambiente, utile quando si ha necessità di liberare una zona particolarmente affollata o per tenere a bada i mostri più coriacei. Essenziale in questi casi il ritorno di “Agonia”, la balestra già presente nel primo episodio capace di scoccare dardi dai più disparati effetti elementali e di generare vere e proprie trappole elettriche ,sfruttando le pozze d’acqua presenti in giro, o barriere di fuoco in prossimità di serbatoi abbandonati. L’entità dei danni inferti può essere migliorata attraverso un albero delle skill, specifico per ogni arma, presso dei banchi di lavoro sparsi in giro per la mappa di gioco; discorso molto simile per le nostre capacità individuali, infatti tramite il consumo della poltiglia verde, generata principalmente dai nemici sconfitti, viene data libera scelta al giocatore circa quali abilità rendere più efficaci, siano esse di tipo offensivo o difensivo.

Evil Within

Tecnicamente parlando il gioco dei Tango Gameworks, la società capitanata dal buon Mikami, vive di alti e bassi: pur mostrando un livello di ambientazioni e in generale una grafica migliorata rispetto al predecessore, persistono alcun bug visivi che non inficiano però l’esperienza di gioco. Quest’ultima appagante nel suo alternarsi fra fasi horror, in cui preferiremo talvolta darcela a gambe, a fasi più action in cui affronteremo a viso aperto le nostre nemesi. Nell’insieme l’atmosfera resa su schermo è ottima grazie al connubio fra momenti incalzanti, e talvolta opprimenti, a momenti intriganti espressi adeguatamente attraverso una colonna sonora a tratti leggiadra e a tratti disturbante; più di una volta ci è capitato di aguzzare l’orecchio e percepire sinistre cantilene provenienti da chissà dove. Buono anche il doppiaggio italiano, capace di trasmettere in maniera tutto sommato convincente le sensazioni dei personaggi.

 

 

Evil Within

The Evil Within 2 - Recensione: Il commento di Giovanni De Bernardis
The Evil Within 2 è il sequel che stavamo aspettando. Riprende le meccaniche del primo capitolo e le migliora sotto tutti i punti di vista. La storia è ben scritta, matura e tocca aspetti psicologici, instaurando nel giocatore un senso di inquetudine costante che lo accompagnerà durante tutto l’arco dell’avventura.
Ho particolarmente apprezzato il gameplay, leggermente più votato all’action che, giocato ad un livello di difficoltà elevato regalerà grandissime soddisfazioni. Anche qui dovremo essere bravi nel centellinare le munizioni ed i medikit, veramente ben distribuiti su tutta la mappa di gioco. Se avete amato il primo episodio pur con tutti i suoi difetti, anche questo sequel vi sorprenderà positivamente.

Evil Within

The Evil Within 2 - Recensione: il commento di Andrea Zanca
Se il primo The Evil Within vi è piaciuto ma avete sofferto i difetti del titolo cross-gen, sappiate che il seguito migliora sotto tutti i punti di vista il precedente. Finalmente una grafica pulita, più fluida, ricca di dettagli e al passo coi tempi. Inoltre il gameplay si rinnova con sezioni più ampie e parecchie quest opzionali per potenziare l’arsenale e le abilità di Sebastian, ed una storia davvero avvincente che finalmente svelerà parecchi dei dubbi lasciati dal primo. Un horror vecchia scuola al passo coi tempi, consigliato. 

 

Summary

Tirando le somme non è stato facile recensire o valutare un gioco come Evil Within 2: è come se l’intera opera fosse in continua contraddizione con se stessa e ciò è forse il lato più affascinante che la distingue; ben più di un parallelismo con la mente e l’animo umano può esser notato, anch’esso in bilico tra emozioni più o meno trascinanti a momenti di precarietà, tentennamenti e dubbi. Essendo l’intera vicenda incentrata sulle fobie e i traumi il giocatore si ritrova sperduto nei meandri dell’inconscio, ritrovandosi perso insieme a Castellanos dentro il sé. Realtà e finzione si confondono ponendoci questioni su cosa credere, mentre il male dentro di noi è in agguato nell’ombra pronto a divorarci. E voi, riuscirete a sopraffarlo o ne verrete irrimediabilmente soggiogati?
8.3

Buono

Giuseppe Carreca - 8.5
Giovanni De Bernardis - 8
Andrea Zanca - 8.5