Soul Calibur 6, le prime impressioni direttamente dalla Beta Online

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Si è da poco conclusa la Beta pubblica messa online da Bandai Namco per provare con mano Soul Calibur 6. L’ultimo esponente del noto picchiaduro è chiamato a riscattare il buon nome della saga, che purtroppo non è risultata molto in forma nelle sue più recenti apparizioni.  Eppure, dal network test da noi analizzato, sono emerse buone speranze in merito al nuovo progetto.

Non potendo fare altro che cercare online i nostri avversari, scegliendo da ben quindici personaggi della lista originale, abbiamo atteso che il matchmaking facesse il suo compito, abbinandoci al meglio a seconda dei parametri stabiliti. In media non abbiamo atteso molto tra uno scontro e l’altro, e la connessione nei medesimi è risultata tutto sommato stabile, anche con contendenti d’oltre oceano. Durante alcune partite, poche invero, abbiamo percepito un lag maggiormente fastidioso, che però si è andato stabilizzandosi durante il match stesso. Una prova tangibile che il net code del gioco è di eccellente fattura, sempre se si manterrà tale anche alla sua release, periodo in cui i server saranno maggiormente messi sotto stress. Ma ciò dipenderà molto dal buon responso del pubblico nei confronti dell’ultima opera Bandai Namco, che da quel che abbiamo testato personalmente sembra promettere davvero bene a livello di gameplay.

Nella Beta era possibile utilizzare anche alcune delle new entry del variegato roster, ossia l’agente segreto Groh e il Witcher Geralt di Rivia. Inutile dire che le nostre prime battaglie sono state proprio in compagnia dello Strigo, il quale ha mostrato un set di mosse molto spettacolare ed efficace che ne evidenzia al meglio le sue caratteristiche peculiari. Lungi dall’essere imbattibile o sbilanciato, il buon Geralt ci è sembrato davvero a suo agio nell’universo di Spade e Anime messo su dagli sviluppatori, con combo fluide e precise che alternano con leggiadria le sue due iconiche lame alle sue formule magiche. Una danza mortale resa ancor più letale con le nuove implementazioni del sistema di gioco, che donano ai giocatori diversi modi per ribaltare la situazione in campo.

Il già frenetico ma ragionato combat system della serie vede infatti la comparsa del cosiddetto Reversal Edge, una tecnica che se va a segno dà il via ad un confronto in bullet time con l’avversario, che a seconda della mossa usata e un adeguato tempismo, potrà uscire vittorioso o sconfitto dal duello. Potremo anche avere la meglio contrastando il primo impatto, ma l’animazione continuerà finché uno dei due contendenti non verrà colpito, dando così il via a degli scambi d’arma bianca davvero scenografici. Il sistema è molto simile a quello già osservato nella serie Injustice, però qui appare più naturale e meno artificioso nell’esecuzione, non smorzando per nulla l’adrenalina della battaglia. Una feature che poteva esser vista come un tallone d’Achille per il gioco, ma che in realtà gli dona ancor più pathos.

Stesso dicasi della seconda novità, la Soul Charge, un particolare status temporaneo che offre diversi potenziamenti a seconda del personaggio utilizzato, talvolta alterandone un po’ il move set dei medesimi. Ne è un esempio il sopracitato Groh, che una volta trasformato sfodera delle tecniche dall’impatto notevole, a conferma di come questa implementazione risulti spesso più performante rispetto alle classiche finish moves. Chiudono il cerchio delle meccaniche ormai consolidate nella serie, come la rottura della propria armatura e le mosse spezza guardia che lasciano scoperto il rivale ad un pericoloso assalto.

Soul Calibur 6 sembra avere tutte le carte in regola per stupire nuovamente i suoi fan e per riportare in auge l’intera saga. Almeno questo è quel che spera il producer Okubo e la sua squadra, ma per avere un resoconto definitivo dovremo attendere il 19 ottobre, data di uscita del gioco su PlayStation 4, Xbox One e PC. La Soul Edge farà ancora terra bruciata attorno a sé, o questa volta segnerà in maniera definitiva la fine della sua storia tramandata ormai da anni?

Ai posteri l’ardua sentenza.