Shadow of the Colossus – Recensione

PlayStation 4 Recensioni
9.3

Ottimo

Il ritorno del capolavoro di Fumito Ueda in un remake che farà scuola.

Parlare di Shadow of the Colossus non è affatto semplice. Uno dei capolavori di Fumito Ueda è riapparso su PlayStation 4 ancora più imponente, definito e brillante: probabilmente il maestro giapponese era proprio così che se lo era immaginato in quel lontano 2005. Chi giocherà questo remake farà sicuramente parte di una tra due categorie: gli “anziani“, un po’ come i colossi del gioco, stantii, lenti e impacciati nei movimenti, coloro che sono cresciuti col gioco, con gli occhi che brillavano e la bocca leggermente aperta guardando quelle creature talmente imponenti da far impallidire anche il giocatore più smaliziato. Dall’altra parte invece abbiamo i giocatori “giovani“, quelli cresciuti al tramonto di PlayStation 3 e all’alba di PlayStation 4. Quei videogiocatori che hanno l’occhio e la mente allenati, che hanno conosciuto grazie ad altre produzioni recenti creature enormi e imponenti, accompagnate dalla grafica che ad oggi ha raggiunto livelli sempre più elevati.

Shadow of the Colossus

Ci tengo particolarmente nel fare questa premessa poiché io appartengo alla prima categoria, iniziando immediatamente nel dire che il lavoro svolto dai BluePoint Games può tranquillamente essere paragonato a quello che i restauratori applicano ad un’opera d’arte. I ragazzi americani sono riusciti nel non semplice intento di ringiovanire un’opera in ogni aspetto grafico, ma mantenendo inalterato il cuore pulsante del gioco, quasi nel voler rispettare il lavoro e e l’amore che all’epoca l’autore mise su schermo. È passato ormai un anno da quando a sorpresa, nel corso dell’E3 di Los Angeles dello scorso anno, durante la conferenza Sony venne lanciata quella che sembrava essere l’ennesima trovata commerciale. I giocatori mostrarono subito il proprio disappunto e non ci si capacitava di ciò, dato che su PlayStation 3 era già stato portato a compimento un lavoro di remastered. Proprio su quest’ultima parola dovete prestare attenzione, perché il lavoro svolto dai BluePoint Games non è un lavoro di pulizia, ma di ricostruzione del mondo in cui andremo ad affrontare l’avventura del povero protagonista. Partiamo proprio da lui. Per chi non conoscesse la storia, durante tutto l’arco dell’avventura impersoneremo un ragazzo di nome Wander, giovane innamorato della propria amata Mono, che a cavallo del suo fido destriero Agro accompagna la ragazza esanime all’interno del tempio. Le leggende narrano infatti che in quelle terre maledette i morti possano tornare in vita. Un’entità la cui voce riecheggia nel tempio informa il giovane che il prezzo da pagare sarà alto, ed il compimento di quest’opera porterà a lui più dolore di quello che riuscirebbe a sopportare. Ma si sà, al cuor non si comanda. Da questa semplice premessa ha inizio la nostra avventura, in cui la voce ci porta a conoscenza che soltanto abbattendo i sedici colossi riusciremo a riportare in vita Mono.

Shadow of the Colossus

In Shadow of the Colossus non andrete a caccia di mostri: non rappresentano creature malvagie o cattive, al contrario sono degli esseri dormienti, rispettosi dell’ambiente in cui risiedono. Per trovarli sarà necessario impugnare la nostra spada e con la pressione di un tasto elevarla al cielo, in quel preciso momento un fascio di luce ci indicherà sommariamente la via. Il gioco basa infatti il suo gameplay anche sulla ricerca dei colossi, non soltanto sull’abbattimento di quest’ultimi. Una volta che avremo trovato il nostro obiettivo lo scenario che si parerà davanti a voi sarà meraviglioso, e dovrete avere la meglio affidandovi solamente all’aiuto del vostro arco e della spada. Il primo colosso in realtà è un grande tutorial, difficilmente riuscirà ad impensierirvi, ma servirà per capire le meccaniche di base come l’arrampicata, l’attenzione da prestare alla barra della stamina ed al come far emergere sul corpo del malcapitato i punti da colpire. Quando riuscirete ad avere la meglio la soddisfazione sarà altissima, ma al contempo stesso vi chiederete se la strada da voi intrapresa sarà quella giusta: almeno per me ha prevalso questa sensazione di oscillazione fra il bene e il male.I colossi in questa versione sono imponenti, non sono più avvolti da quella nebbiolina che all’epoca serviva per coprire quelle imperfezioni che il motore grafico era costretto a mostrare per i limiti di PlayStation 2,. Al contrario, se posso azzardare e rilanciare, sembrano più vivi che mai, con quegli occhi che comunicano e incutono terrore allo stesso tempo. Per questo mi ricollego a quanto scritto in precedenza, ovvero di come i ragazzi di BluePoint siano riusciti a ricreare le ambientazioni originali, donandogli vita propria, arricchendo le lande quasi vuote e scialbe dell’epoca con una vegetazione rigogliosa che riesce a donare scenari mozzafiato.

Shadow of the Colossus

Da qui l’idea dell’implementazione del Photo-mode, un’aggiunta originale che sono sicuro riuscirà ad acchiappare molti videogiocatori che si cimenteranno in battaglie epiche, nel tentativo di trovare lo scatto perfetto e ricordare quel momento per sempre. Gli effetti proposti ed il giocare a proprio piacimento con la telecamera aggiungeranno ore e ore al gioco, almeno per i maniaci della perfezione. La longevità rispetto all’originale è ovviamente praticamente immutata, con la differenza che chi si approccerà per la prima volta al titolo vedrà la fine dopo una dozzina di ore, al contrario di chi come me ha giocato il titolo in passato e ricorda ancora a memoria i punti in cui arrampicarsi o le meccaniche che spingono il colosso ad accasciarsi a terra, completeranno il tutto in meno di dieci. Una nota non meno importante va data alla colonna sonora: evocativa, emozionale e da pelle d’oca. Le musiche, interamente composte dal maestro Kow Otani rappresentano la ciliegina sulla torta della produzione, riuscendo ad essere di accompagnamento nelle fasi esplorative ed adrenaliniche durante le fasi di combattimento.

Shadow of the Colossus - Recensione: Il commento di Giuseppe Carreca
Poesia in movimento, c’è davvero ben poco altro da dire sull’ottimo lavoro dei ragazzi di BluePoint Games, capaci di migliorare e ridare una nuova veste estetica al capolavoro immortale di Fumito Ueda. L’opera di restauro ridà nuova linfa alle malinconiche terre attraversate da Wander, lasciando lo stesso identico senso di stupore che fu per i tempi dell’era Ps2, e credetemi quando dico che rivedere oggi gli occhi quasi spettrali dei Colossi mi ha ridato la stessa precisa identica sensazione di timore, disagio e strana inquietudine percepita anni fa. Non resta che applaudire e commuoversi dinanzi a un’avventura entrata di diritto nella storia del videogioco e quindi, nel caso ve lo foste perso ai tempi o semplicemente se volete rivivere vecchie emozioni, ora non avete più scuse: fate vostro Shadow of The Colossus.

Shadow of the Colossus - Recensione: il commento di Fabrizio di Spezio
Quando giocai a Shadow of the Colossus per la prima volta non mi resi subito conto di quanta profondità ci fosse in quest’opera. Le cavalcate con Agro e la ricerca dei colossi furono affrontate da me con troppa sufficienza, non immedesimandomi davvero con quello che davvero Shadow of the Colossus voleva trasmettere. Avendo avuto l’opportunità di giocare adesso ad un’età più adulta, ho potuto capire quanto questo gioco sia davvero un’opera d’arte, che dice tanto non pronunciando parole, che ti fa sognare ed emozionare all’interno di una situazione criptica ed affascinante. Il colpo d’occhio è impressionante, i miglioramenti grafici regalano un’esperienza ancora più unica ed imperdibile. Potrebbe non piacere ai neofiti abituati a meccaniche di gameplay più moderne, ma ciononostante mi sentirei di consigliare davvero questo gioco a chiunque abbia mai messo le mani su un joypad o una tastiera. Una fiaba antica che si veste di moderno.

Shadow of the Colossus - Recensione: il commento di Andrea Zanca
Ci sono remaster “commerciali” che non fanno nulla di più che riportare lo stesso medesimo titolo sulla successiva piattaforma, e ne abbiamo viste fin troppe di queste riedizioni. E poi c’è Bluepoint Games, che non solo riparte da una veste grafica completamente rivista e spesso superba, eccezionale, quasi sorprendente dato che stiamo parlando di un remake e non di una nuova produzione, ma addirittura dona valore ad un’opera che già alla data d’uscita fu ritenuta un capolavoro. Un lavoro magnifico che finalmente rende giustizia a quel che Ueda ci ha proposto tanti anni fa, e lo consiglio a chiunque, sia a chi ha già affrontato i colossi, sia a chi non ha idea di che perla sia Shadow of The Colossus. Ci sono pochi titoli come questo, straconsigliato. 

Summary

Shadow of the Colossus è il gioco che unisce tutti, vecchie e giovani generazioni, che al giorno d'oggi sono sempre più lontane e distaccate. Il lavoro svolto dai BluePoint Games è sopraffino, rispettoso del lavoro originale svolto da Fumito Ueda. Chi come me lo ha giocato a suo tempo, quando avvierà il gioco avrà quella sensazione di trovarsi a "casa" ed al contempo, chi si dovesse approcciare per la prima volta, non resterà deluso ma si troverà davanti ad un'opera in cui la parola "imponente" non è mai stata così azzeccata.
9.3

Ottimo

Giovanni De Bernardis - 9.5
Giuseppe Carreca - 9
Fabrizio Di Spezio - 9.5
Andrea Zanca - 9