Rime – Recensione

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8

Buono

Un viaggio magico su un'isola incantata.

Fin dal primo annuncio Rime ha lasciato tutti a bocca aperta. Il primo trailer ricordava infatti vagamente alcune sensazioni donate dai classici dell’epoca: la poesia di Ico, la malinconia di Shadow of The Colossus, i colori a pastelli tipici di Zelda in The Wind Waker. Peccato che si passò dalle stelle alle stalle in breve tempo: il gioco perse difatti la partnership di Sony e sempre meno informazioni trapelavano dai Tequila Works. Il tutto lasciava presagire ad uno di quei progetti che sarebbe rimasto incompiuto per sempre: purtroppo essendo un videogiocatore di vecchia data ho assistito fin troppo spesso a titoli partiti con le migliori intenzioni per poi essersi infranti in un nulla di fatto.

Rime

Inizio subito dicendovi che tutti i dubbi e le paure che questo progetto si portava alle spalle sono svaniti. Rime è un piccolo gioiello da conservare gelosamente, uno di quelli che sei felice di aver giocato, non tanto per il gameplay che andremo ad approfondire più avanti, quanto per il modo di raccontare una storia senza una riga di sceneggiatura. Il silenzio, il suono delle onde che si infrangono sugli scogli, il cinguettìo dei gabbiani sono gli unici suoni che vi faranno compagnia lungo tutta la durata del gioco.

La storia inizia con il protagonista che si sveglia su una spiaggia, di lui non conosciamo neanche il nome. Dinanzi a noi si stagliano pareti rocciose ed imponenti strutture che ricordano i colori del mediterraneo. Inquadrare il gioco nelle prime fasi di gameplay non è semplice dato che non si è guidati per mano e la narrazione, come detto in precedenza, è praticamente assente nella sua forma più convenzionale. Una soluzione che probabilmente non sarà apprezzata da molti, ma al contrario  chi avrà la pazienza di cogliere i segnali, di studiare la simbologia che ci si para davanti e perchè no, di ascoltare la sofferenza tramite i silenzi stessi, allora avrà capito a fondo il lavoro della software house norvegese.

Rime

Rime non è un gioco per tutti, e con questo non voglio dire che a chiunque non piaccia sia stupido o superficiale. Tuttavia, ognuno di noi in un videogioco può ricercare alcune caratteristiche e meccaniche che qui invece non sono presenti.

Analizzati alcuni aspetti a cui tenevo particolarmente passiamo a ciò che il gioco effettivamente ha da offrire. Il gameplay possiamo tranquillamente definirlo “minimale”, in quanto lungo il nostro viaggio non affronteremo mostri, non combatteremo nessuno e davanti a noi non si parerà nessuna strada alternativa. Avremo a che fare con delle aree non troppo ampie in cui per avanzare dovremo superare dei puzzle ambientali. Giochi di luce, portare un oggetto da un punto all’altro, interagire con gli animali e la flora che ci circonda. I Tequila Works sono stati bravi nel miscelare sapientemente tutti questi elementi e sparpagliarli per tutta la durata del titolo, riuscendo nell’intento di non rendere noiose le fasi in cui abbiamo dovuto usare l’ingegno e l’inventiva.

Le musiche sono evocative, si passa da un leggero pianoforte di accompagnamento durante le fasi esplorative ad altre malinconiche che si sposano perfettamente con l’ambiente circostante. Ci ritroveremo spesso ad usare il canto del ragazzino per poter proseguire nell’avventura: una piccola trovata degli sviluppatori che ho trovato riuscita e perfettamente coerente col contesto con cui abbiamo a che fare.

Rime

Rime - Recensione: il commento di Giovanni Ferlazzo
Rime fa parte di quella schiera di titoli che non vogliono evidentemente crearti troppi problemi. Preferiscono portarti in posti paradisiaci, raccontarti una bella storia (anche senza l’ausilio delle parole come accade in questo caso) e immergerti in atmosfere magiche, in grado di rapirti per le poche ore che ti separano dai titoli di coda. Rime, appunto, è esattamente questo: una produzione che si rifà un po’ a ICO, un po’ a Journey, e anche a un pizzico di Zelda, ma senza complicarsi troppo la vita. Gli enigmi da risolvere per proseguire nell’avventura sono essenzialmente semplici e talvolta un po’ banali, ma il tutto viene ripagato comunque da un’esperienza magica, da vivere possibilmente tutta d’un fiato. Una splendida imperfezione con un finale da applausi. Si poteva osare di più con il livello di sfida? Senz’altro, ma va bene così.

Rime

Rime - Recensione: il commento di Giuseppe Carreca
Sono il primo a pensare che i videogiochi possono e devono essere visti come vera e propria forma d’arte in movimento, un nuovo tramite ove incanalare emozioni e percezioni che riflettono e fanno riflettere su noi stessi e ciò che ci circonda. È anche vero però che i videogiochi non dovrebbero mai venir meno al loro intento di intrattenere e di coinvolgere il giocatore, in questo a mio dire Rime pecca un po’. Se da un lato incanta con la sua grafica cartoonesca, le tinte pastello e le musiche orchestrate, il gameplay poco dopo risulta troppo ripetitivo, l’interazione con l’ambiente di gioco limitata e a volte il cammino da percorrere non risulta chiaro.
Quel che abbiamo di fronte è una bella favola, leggera e con un significato di fondo. Se siete alla ricerca di un viaggio spensierato, magari per spezzare un po’ dalla routine delle sfide videoludiche, Rime è la parentesi che fa per voi.

Rime

Rime - Recensione: il commento di Andrea Zanca
Il puzzle game di Tequila Works è un avventura dal forte potenziale artistico ed emotivo, ha elementi di ICO e Journey insieme, ed è un viaggio che inizia in maniera rilassata per evolversi in un mood parecchio più cupo, e riserva poche ma inaspettate sorprese. Il gameplay, come ci si può aspettare da produzioni simili, non ha molta varietà e di certo non è la ragione per cui brilla l’opera, ma è un viaggio intenso ed emozionante che nasconde una morale. Non è troppo cervellotico, anzi accompagna il giocatore nel risolvere gli enigmi presenti, e al netto di qualche difetto grafico evidente, è una piccola perla. Mi è quindi impossibile dire altro senza rovinare l’esperienza a chi ancora non ha vissuto Rime, ma sento di consigliarlo a chi ama le storie silenziose, ricche di poesia.

Summary

Rime è un gioco che mi ha rapito, e sicuramente lo si era capito dalle parole espresse in precedenza. Sia chiaro, anche l'ultima fatica de gli sviluppatori ha dei difetti, il gameplay ridotto quasi all'osso ed una durata che si assesta sulle 6/10 ore (dipende dal numero di collezionabili che sarete disposti a cercare) potrebbero rappresentare un ostacolo per quei giocatori che non ricercano un'esperienza semplicemente visiva ed emozionale. Per chi avrà la pazienza di perdersi all'interno del mondo ricreato in Rime sono sicuro che al termine si porterà con sé quella sensazione di aver giocato ad un qualcosa difficilmente reperibile nel mercato attuale. L'opera si pregia infine di una conclusione magistrale: una di quelli che ti scuote e ti lascia una traccia indelebile dentro, scavando nel profondo, che con una forza impareggiabile arrivare a toccare alcune corde del cuore spesso dimenticate.
8

Buono

Giovanni de Bernardis - 9
Giovanni Ferlazzo - 8
Giuseppe Carreca - 7
Andrea Zanca - 8
Classe 1984, il che mi rende automaticamente Steampunk. Cresciuto a compiti e Donkey Kong. Rispetto al passato non è cambiato molto, semplicemente adesso non faccio più i compiti.