Resident Evil 7 – Recensione

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8

Buono

Il Male avrà fatto ritorno a casa?

Un uomo senza paura è un uomo senza coraggio: non si può smentire una simile affermazione. Come non si può smentire il semplice puro fatto che, negli anni, la saga survival horror targata Capcom ha donato nuova linfa al mondo videoludico, specie quello domestico, risultando ad oggi uno dei capisaldi su cui si sono basati e si basano tutt’ora tutti gli altri esponenti del genere da lei stessa coniato. Resident EvilNel bene e nel male una cosi grande responsabilità porta un grosso peso sulle spalle della casa di Osaka, costringendola a puntare sulle nuove leve di giocatori, oltre che i fan irriducibili, per far si che il brand perduri negli anni; il risultato è soddisfacente a livello commerciale, sebbene negli ultimi episodi (dal quinto della serie a mio parere) si evince una perdita repentina dell’anima Survival della saga in favore di un approccio molto più action e adrenalinico. Insomma, qualcosa non è andato come previsto e l’anima dell’intera serie sembra ormai un lontano e caro ricordo rinchiuso nel cuore dei vecchi nostalgici. Siamo giunti al settimo capitolo di questa epopea meravigliosa e travagliata, Capcom avrà ritrovato la retta via che le compete? Il Male avrà finalmente fatto ritorno a casa? L’email di vostra moglie, ritenuta scomparsa mesi fa, vi conduce in una fatiscente casa di campagna della Louisiana… non siete soli e, una volta varcata la soglia d’ingresso, capirete subito che la situazione è molto più strana di quel che sembra. Oltre all’evidente cambio di prospettiva visiva, non più in terza persona ma in prima, ciò che spiazza fin dalle prime battute del gioco è la vicenda narrata, molto personale e formale, che quasi strizza l’occhio alle produzioni avversarie più che ai vecchi episodi della serie. Capcom abbandona l’alter ego dell’agente speciale addestrato e dai nervi saldi, per quanto possibile in situazioni a dir poco anomale, preferendo l’uomo comune, inesperto e non consono al contesto di sconcerto e terrore che gli si para davanti. Vedetelo come un buon escamotage della software house per reinventare e al contempo rigenerare la propria creatura, si, perché ogni singolo elemento del gameplay di questo episodio urla Resident Evil a gran voce : corridoi angusti piene di stanze che nascondono chissà quali segreti, serrature all’apparenza bloccate o che necessitano di particolari chiavi, grimaldelli, documenti da esaminare, enigmi semplici ma originali, poche munizioni, lo spazio limitato nell’inventario e le immancabili miscele di erbe curative vi faranno sentire finalmente a vostro agio, ridonandovi quel piacere esplorativo che da troppo tempo mancava nella serie. Resident EvilAnche quando avrete a che fare con le “amenità” locali, sentirete di essere solo un uomo e, come tale, l’istinto di sopravvivenza avrà il sopravvento, spingendovi talvolta a preferire una ritirata strategica piuttosto che affrontare scontri a viso aperto e sciupare cosi le vostre preziose risorse. Si muore in questo Resident Evil e più spesso di quel che pensiate perfino a difficoltà standard; l’aggiunta di un sistema di parata non garantisce la salvezza assoluta, tuttavia attutisce di molto l’impatto dei colpi nemici rendendo gli scontri ancor più dinamici e, talvolta, drammatici. E se davvero vi sentite nostalgici, o semplicemente dei veri e propri folli, una menzione d’onore va al livello di difficolta massimo, perché è qui che si respira in maniera inconfondibile l’aria di casa: risorse limitate, nemici ostici, poca vita e, pensate un po’, il ritorno dei famigerati “nastri” (qui audiocassette)  sparsi chissà dove che, al fine di salvare i progressi di gioco, vi costringeranno ad un uso ancor più oculato del vostro inventario, pena un definitivo ed inderogabile Game Over. Chiude il cerchio un comparto tecnico invidiabile, non privo di qualche tocco di classe sia grafico (tipo graffi ed escoriazioni varie visibili sulle braccia del nostro eroe) che sonoro (effetti ambientali e musica incalzante e mai invadente, doppiaggio italiano ottimo) a testimonianza del fatto che nulla è stato lasciato al caso.
Resident EvilQuindi siamo dinnanzi al Resident Evil perfetto? La risposta è “ni”, non si può non lodare il lavoro svolto da Capcom che, finalmente, regala una aperta dichiarazione di affetto e, in fondo, di rispetto a tutti quei fan che gli sono rimasti fedeli negli anni pure bui della serie, e che speravano ormai quasi invano di riavere tra le mani un degno esponente della loro saga preferita. Per quanto ammirevole sia stato il dietro-front eseguito dalla casa di Osaka, è altresì vero che si ha spesso una sensazione di “deja vu” fin troppo marcata, sia in determinati elementi del gioco sia in quelli della trama, che risulta talvolta molto simile a storie già presenti sul mercato e/o nel panorama horror.

 

Resident Evil

Resident Evil 7 - Recensione: il commento di Andrea Zanca
Vedo Resident Evil 7 come il tentativo di avvicinare la saga ai titoli horror di successo degli ultimi anni, sia come dinamiche che come storyline, fondendo vari elementi e varie tematiche che purtroppo non sempre si amalgamano bene. Da una parte la trama della moglie scomparsa si avvicina troppo a Silent Hill 2, e per chi l’ha giocato lo sa, e dall’altra il gioco in soggettiva sembra preso direttamente da Silent Hills o P.T., il gioco che mai vide la luce e da cui Capcom ha ben pensato di trarre ispirazione. Il risultato è comunque un titolo valido che sicuramente migliora la situazione dei capitoli precedenti, in quanto mantiene alcune caratteristiche come oggetti, suoni e altre chicche, ma dopo averlo completato Resident Evil 7 dà quella sensazione di “peccato, poteva essere molto di più”. Non mi sento però di bocciare a priori il titolo Capcom, perché tralasciando il nome sulla copertina, mi ha regalato una bella esperienza.

Summary

Prendete se volete queste mie considerazioni come puramente personali o soggettive, tuttavia ritengo che l’originalità al giorno d’oggi sia una merce più unica che rara e che sia opportuno tesserne le lodi quando davvero meritevole e, inevitabilmente, ammettere quando non lo sia. Ciò non preclude un voto più che positivo all’intera produzione che, se avesse osato maggiormente, ora avremmo tra le mani qualcosa di davvero unico. In fondo però sono ottimista, questo non è che l’inizio di un nuovo ciclo vitale per la serie, una base con grande potenziale che può, e deve, ancora evolversi e migliorare fino cosi a splendere di luce propria… che si spera sia da qui in avanti sempre più inquietante e lugubre. Che altro dire? Benvenuti in famiglia!
8

Buono

Giuseppe Carreca - 8
Andrea Zanca - 8