Rainbow Skies – Recensione del GDR Tattico targato Side Quest Studios

PlayStation 4 Recensioni
7.8

Discreto

Giochini, roba da poco, così vengono spesso definiti ancora oggi gli Indie Games, titoli ad opera di studi indipendenti che negli anni hanno regalato ben più di una manciata d’ore di divertimento agli appassionati. A causa di questo inutile pregiudizio, una buona fetta dell’utenza ha perso e rischia di perdere delle vere e proprie esperienze, che per complessità e originalità sono spesso pari se non superiori alle produzioni più blasonate e ricercate. Del resto si sa, il vino buono sta nelle botti piccole e sempre più giovani realtà nel campo della programmazione stanno prendendo piede, talvolta riproponendo anche progetti passati, riveduti o limati in qualche dettaglio, che non hanno ricevuto il lustro o l’attenzione che si meritavano. È il caso dei Side Quest Studios e il loro Rainbow Skies, seguito spirituale di quel Rainbow Moon proposto al pubblico Sony dalla software house tedesca nell’ormai lontano 2012.

La nostra storia comincia su Tediopoli, un rustico villaggio situato sopra il cielo. Il nostro eroe si sveglia con i postumi di una bella sbornia e deve intraprendere l’esame per diventare un domatore di mostri, supervisionato dal suo saccente ma fidato amico. Qualcosa però va storto durante il test e il nostro impacciato protagonista libera i mostri rinchiusi nelle gabbie seminando il panico tra gli abitanti. Nel tentativo di non far precipitare l’intero villaggio i due entrano nella sala macchine, ma dopo uno scontro si ritrovano loro stessi a cadere nel vuoto verso la terra sottostante chiamata Luna, un luogo considerato dalla loro gente estremamente velenoso e inospitale. Qui fanno la conoscenza di una giovane maga che, nel tentativo di vincolare l’anima di un mostro lega invece la sua a quella dei due ragazzi. Loro malgrado i tre sono costretti a collaborare per trovare la soluzione al problema, ma si tratterrà di un semplice preludio all’avventura che li attende, irta di pericoli e un vasto continente tutto da esplorare.

Anche se la trama non sia niente di così eccezionale bisogna ammettere che è piacevole da seguire, merito della buona caratterizzazione dei personaggi.  Nonostante risultino molto stereotipati, infatti, i nostri comprimari appaiono divertenti nei loro continui scambi di battute, proponendoci simpatici siparietti che ben si sposano con l’humour leggero e scanzonato che permea l’intera vicenda. Forse era proprio questo il più grosso difetto della prima produzione: un po’ di stile in più e un pretesto narrativo appena abbozzato che non ci desse la sensazione di esser semplicemente trascinati in un mondo sconosciuto e incantato, in balia degli eventi senza avvertire quel minimo di coinvolgimento che ogni buona opera dovrebbe offrire. Non saremo ai livelli di estro e fantasia riscontrati nella serie Disgaea, però Rainbow Skies si difende degnamente, e la più che buona localizzazione in italiano non può che evidenziare la maggior partecipazione agli eventi percepita in generale dal giocatore. Probabilmente gli sviluppatori hanno in passato preso sotto gamba la questione consci di quello che è senza riserve il punto forte del titolo, vale a dire il gameplay.

Rainbow Skies è un gioco di ruolo tattico, ma in comune con gli altri esponenti del genere ha solo il classico sistema di combattimento a turni all’interno di una scacchiera dove muovere i propri guerrieri. Per il resto la struttura di gioco è molto più libera e meno lineare, permettendo al giocatore di esplorare in lungo e in largo il mondo a disposizione, con tesori da scovare, dungeon, quest secondarie e piccoli villaggi dove fare acquisti. La moltitudine di obiettivi e oggetti è davvero notevole, ma fortunatamente ogni cosa è perfettamente catalogata nell’esaustivo e pratico menù di gioco, nel quale potremo tenere sotto controllo la nostra scorta e riesaminare tutti i dettagli delle missioni attualmente attive o lasciate in sospeso. In effetti basterebbe semplicemente vedere come è articolato questo menù per rendersi conto di quanto l’aspetto colorato e caricaturale del titolo possa trarre in inganno, dato che invero nasconde un gameplay vasto e complesso con nuovi tutorial pronti a palesarsi anche dopo svariate ore di gioco.

Gli scontri possono essere sia casuali, anche se sono facilmente evitabili non premendo nulla quando appare su schermo l’imboscata, sia con nemici ben visibili ed evitabili all’interno della mappa: di solito questi sono avversari un po’ più forti del normale, certuni veri e propri miniboss con tanto di nome in rosso ad evidenziarne l’eccessiva difficoltà. Occorre in questi casi salire di livello e potenziarsi, ed è qui che entra in gioco l’anima da grind estremo di Rainbow Skies, dove è necessario rinforzare continuamente le proprie file se si vuole avere la meglio sui nostri avversari, spesso presenti in un numero a dir poco soverchiante. I personaggi salgono di livello, e come sempre nel far ciò aumentano le proprie caratteristiche, tra cui il numero di azioni possibili durante la battaglia. Una volta ingaggiato lo scontro, ci ritroviamo nell’area di combattimento, dove possiamo muoverci di più o meno caselle all’interno di una scacchiera e dove ogni componente della squadra può eseguire delle azioni standard, ad esempio attaccare, difendere, fuggire dallo scontro e utilizzare abilità speciali. Tramite i mercanti o girovagando per il mondo infatti troviamo i libri con i quali apprendere nuove tecniche, siano esse di tipo fisico, a distanza oppure magiche. In linea di massima le abilità all’interno di questi manuali sono tre, ma una volta utilizzato l’oggetto solo la prima tecnica speciale sarà subito disponibile, le altre due verranno sbloccate man mano che l’abilità sale di livello, utilizzandola quando possiamo e vogliamo durante lo scontro. Le abilità, oltre ad avere dei campi d’azione ben definiti, consumano punti mana.

La difficoltà del gioco sta anche nel fatto che né alla fine di uno scontro né salendo di livello i nostri punti vita e magia verranno ripristinati, e dovremo usare pozioni curative o pagare il medico nei villaggi per rimetterci in sesto, almeno all’inizio dell’avventura quando non si posseggono ancora magie curative. Un’altra alternativa è data dagli accampamenti, dove possiamo far scorrere il tempo e attendere la sera, oltre che rifocillarci con il cibo trovato in giro. Salendo di livello però, saremo liberi di potenziare le statistiche di ogni personaggio tramite delle pietre speciali raccolte dai nemici; queste sono suddivise in tre diversi colori e per ogni personaggio varia la tipologia di pietra richiesta per aumentare un determinato parametro, ad esempio per aumentare la velocità dell’arciere useremo quelle blu, mentre il guerriero per la stessa statistica richiederà quelle rosse. Buona parte degli elementi di gioco possono essere rinforzati, ad esempio l’equipaggiamento e le armi che oltre ad essere ben visibili addosso ai nostri personaggi contengono slot dove poter inserire gli oggetti lasciati dai mostri, che ne aumentano i parametri; ad ogni utilizzo o colpo subito gli oggetti salgono di livello, sbloccando ulteriori slot dove inserire altro materiale. Ma non è tutto, se per caso trovaste troppo semplici gli scontri sappiate che è possibile aumentare la difficoltà generale all’interno del titolo, grazie ad un sistema di gradi che a seguito di un numero predefinito di battaglie portate a termine, e parlando con uno specifico NPC, renderà la sfida sempre più tosta ma anche remunerativa. Qualora desideriate tornare al grado precedente, potete farlo comodamente all’interno del menù di gioco.

Passando al lato tecnico l’aspetto cartoonesco e colorato del titolo è piacevole, pur non presentando spunti grafici particolarmente elevati nemmeno su PlayStation 4. Forse qui gioca la natura cross play del prodotto, disponibile infatti sia per Ps Vita sia per PlayStation 3. Il comparto sonoro non è male, anche se alla lunga le ritmate tracce sonore possono stufare, e si nota come alcuni effetti ambientali siano stati presi di peso da Rainbow Moon: se ciò è stato fatto per tributo alla precedente opera o per semplice riciclo di alcuni contenuti di quest’ultima, non ci è dato saperlo.

Rainbow Skies - Recensione: il commento di Giovanni Ferlazzo
Era da diverso tempo che non provavo un RPG tattico che mi riportasse indietro ai tempi dell’amatissimo Final Fantasy Tactics. Non potevo però perdermi l’opportunità di assaporare questo seguito spirituale di Rainbow Moon in compagnia del sempre ottimo Giuseppe. Il risultato è che alla fine ha divertito entrambi: sfruttando le funzionalità cross-play, lui se lo è goduto su PlayStation 4, mentre io ho preferito una comoda esperienza sulla mia PlayStation Vita. Rainbow Skies, in sintesi, è un prodotto che strizza l’occhiolino a una nicchia di pubblico ben precisa, offrendo un’esperienza di gioco non particolarmente innovativa, ma solida e divertente. Gli manca qualcosa in termini di varietà al lungo andare e si ha costantemente l’impressione che l’estro creativo degli sviluppatori si sia improvvisamente fermato a un certo punto della produzione. Tuttavia, se amate il genere, a un prezzo budget potrete portarvi a casa un piccolo gioiellino, utile per saziare la propria fame di RPG tattici in un’epoca in cui non sembra esserci più tanto spazio per prodotti di questo tipo. Perlomeno non con questo stile particolarmente retrò.

Summary

Insomma, come potete notare voi stessi c’è davvero tanta carne al fuoco nell’ultima fatica dei Side Quest Studios, piena zeppa di quest e scontri che, se vi piace il genere, non mancheranno di divertirvi, specie se siete amanti del grind selvaggio che il gioco richiede. Tuttavia ci sono a mio dire alcune mancanze nel sistema offerto che se presenti avrebbero potuto innalzarlo a nuovo metro di paragone nel genere di appartenenza. Nello specifico mi riferisco ad una maggiore varietà delle arene di battaglia, sempre a piano terra e presentando mai zone che si sviluppano anche orizzontalmente, oppure in uno sviluppo dei personaggi che all'apprendimento di specifiche tecniche sblocchi delle nuove classi disponibili, ad esempio ninja, geomante o cacciatore con tanto di equipaggiamento apposito. Elementi per farla breve maggiormente stratificati che sono presenti nell’ancora oggi inarrivabile Final Fantasy Tactics, e dispiace un po’ rendersi conto di come mancasse veramente così poco a Rainbow Skies per ergersi al di sopra di tutto e tutti. Ad ogni modo anche così è un gioco che merita la vostra attenzione, e non possiamo che elogiare lo sforzo degli sviluppatori nell'aver sfornato un Indie pressappoco infinito, con buona pace di chi ancora ha pregiudizi in tal senso. La botte è piccola e il vino buono, ma deve stare ancora a riposare qualche anno prima di risultare il migliore liquore mai provato: noi non vediamo davvero l’ora di poterne gustare la pregiata e rinnovata essenza.
7.8

Discreto

Giuseppe Carreca - 8
Giovanni Ferlazzo - 7.5