God of War – Recensione

PlayStation 4 Recensioni
9.5

Ottimo

Ecco là io vedo mia madre. Ecco là io vedo mio padre. Ecco ora chiamano me.

Sono passati ben cinque anni dall’ultima apparizione di Kratos per quella che possiamo tranquillamente definire una delle serie di punta del panorama videoludico PlayStation. E proprio per questo prima di dilungarmi nella recensione ci tengo particolarmente nel fare una piccola premessa. Quando Sony aprì la sua conferenza stampa in occasione dell’E3 2016 di Los Angeles proprio con il clamoroso annuncio di un nuovo capitolo di God of War, passata l’eccitazione del momento iniziai col farmi un paio di domande. È veramente necessario un nuovo capitolo? C’è ancora qualcosa da raccontare che non sia stato fatto nei titoli precedenti? Queste, insieme a tanti altri piccoli quesiti dopo aver completato il gioco in tutte le sue sfaccettature hanno trovato una risposta. Si, God of War ha ancora tanto da dire, e Kratos in questa nuova avventura lo urla con tutte le sue forze, aprendo nuovi scenari in maniera tanto intelligente da lasciare a bocca aperta tutti i detrattori o chi come me pensava che si fosse giunti al culmine di una seppur gloriosa saga.

God of WarIl “Fantasma di Sparta”: questo nome ormai non appartiene più al Dio della Guerra. Dopo aver portato a termine la sua vendetta nei confronti di Zeus e degli altri dei dell’Olimpo Kratos sembra quasi voler rinnegare il suo passato ed il suo esilio lo ha portato lontanissimo dall’Antica Grecia. Parte infatti da Miðgarðr, uno dei regni della cosmologia Norrena, la nuova avventura di un Kratos ormai stanco e invecchiato. Il suo sguardo sembra comunicare una pace mai trovata, perennemente in lotta con sé stesso e i demoni che continuano a tormentarlo, soprattutto dopo la scomparsa della moglie. È stata proprio lei a chiedergli, come ultimo desiderio, che le sue ceneri fossero portate sulla montagna più alta di tutti i Regni. Ora gli toccherà uno dei compiti più difficili: crescere e accudire un figlio che quasi non conosce, allevato dalla madre che con i suoi insegnamenti gli ha permesso di affinare le arti della caccia e dell’utilizzo dell’arco. Il nostro viaggio questa volta non sarà solitario, Atreus infatti ci accompagnerà durante tutto l’arco della storia, presentandosi come un prezioso compagno in più di un’occasione.

Come detto in precedenza, messe da parte le vicende dell’antica Grecia, in questo nuovo capitolo visiteremo le antiche terre nordiche, rese magnificamente da Santa Monica che porta il comparto grafico su vette che non abbiamo paura a definire come qualcosa di mai visto su console. Viaggiare fra i fiordi con la propria imbarcazione, camminare fra le montagne innevate mentre una tempesta di pioggia e fulmini si abbatte su di noi o perché no, rilassarsi ammirando i pesaggi saranno parte integrante dell’avventura. Narrativamente parlando tutta la storia si incentra sul viaggio che i due dovranno affrontare e sul complicato rapporto che vige tra padre e figlio.

Impossibile ignorare come l’evoluzione di Kratos e Atreus sia stata influenzata positivamente dal lavoro che a suo tempo mise in piedi Naughty Dog con Joel e Ellie in The Last of Us. I due spesso parlano, riflettono e litigano, proprio come avviene tra un padre e un figlio. Kratos prova in tutti i modi a far crescere Atreus prima di quanto la sua età non gli imponga, tentando di fargli capire che la strada verso l’autocontrollo ed il saper combattere spesso portano a decisioni non semplici, capaci di distruggerti interiormente. Sembra strano ma è così, in questo nuovo God of War i produttori si sono concentrati in egual misura al rapporto fra i due, riempendo e infarcendo il gioco di cutscene e dialoghi scritti in maniera impeccabile. Una soluzione che è dunque ben lontana dai filmati veloci e altamente spettacolari dei vecchi capitoli della serie.

God of WarPassando al sistema di combattimento, siamo davanti a una vera e propria rivoluzione. Infatti, se in passato eravamo abituati a combattere in delle arene piene di nemici con una telecamera fissa tipica degli action game frenetici e spettacolari, in questo caso Santa Monica ha deciso di optare per qualcosa dai ritmi più ragionati, ma non per questo meno profonda. La visuale è praticamente in terza persona, alle spalle di Kratos, e inizialmente avremo a disposizione il Leviatano, una potente ascia che, una volta lanciata, ritorna nelle nostre mani con la pressione del tasto triangolo. Contemporaneamente saremo liberi di controllare Atreus ed il suo arco, cosa che di per sé rende le battaglie varie e ricche di sfaccettature. Questa possibilità ci permette di essere più sulla difensiva rispetto al passato, affidando al figlio il compito di stordire i nemici per poi finirli in un secondo momento.

Ma la novità senza dubbio più importante e interessante è data dall’inserimento di elementi tratti direttamente del genere dei GDR. Rispetto ai capitoli precedenti, qui avremo infatti totale libertà nel far crescere i valori che preferiamo costruendo una build che si basa su: velocità, runico, difesa, vitalità, fortuna e ricarica. Ognuno di questi darà modo di cambiare sensibilmente il proprio stile di gioco, così da adattarlo alle proprie preferenze. Per far si che ciò accada avremo bisogno di alcune rune da incastonare all’interno dei pezzi della nostra armatura, in modo da aumentare alcune statistiche. Per esempio, io ho privilegiato una build formata da un’armatura Nanica che mi forniva una forte difesa e, tramite le pietre, ho portato l’attacco runico (l’equivalente delle “magie“) a un valore superiore rispetto gli altri.

God of WarUna parte fondamentale del sistema di combattimento è data da Atreus. Il figlio di Kratos infatti non è una semplice comparsa, dato che oltre a recitare un ruolo attivo nella storia, Santa Monica è stata geniale nel renderlo una vera e propria meccanica di gioco messa completamente nelle mani del giocatore. Tenendo premuto L1 infatti si ha la possibilità di controllare l’arco del ragazzo, cosa che aiuta non poco durante le fasi di combattimento. Anche qui, come avvenuto in The Last of Us con Ellie, Atreus non potrà morire e non dovrete prestare attenzione a lui, dato che sarà un supporto che agirà non al centro della battaglia ma dalle retrovie. Anche il giovane aiutante ha i suoi potenziamenti: il giocatore può liberamente scegliere l’armatura con l’upgrade che favorisca il suo stile di gioco. Inoltre, i punti esperienza accumulati possono far crescere le statistiche dei propri attacchi.

Un cambiamento così radicale del sistema di combattimento ha portato anche a un naturale rinnovamento dell’intera struttura di gioco. Via le arene, i corridoi, telecamera fissa e la struttura lineare. Qui avremo un gioco che strizza l’occhio, senza esserlo, agli open world: saremo infatti liberi di esplorare a nostro piacimento la mappa di gioco e portare a termine missioni secondarie di ricerca del tesoro e di forzieri dimenticati, di cui alcuni di essi potranno essere sbloccati solo successivamente tramite dei nuovi accessori. In questo senso, non abbiate paura del backtracking, perché non avrete mai la sensazione di aver già visitato un posto in cui sarete passati in precedenza, dato che si sbloccheranno nuove vie che appariranno sulla vostra strada nuovi nemici da affrontare. A dirla tutta, se vogliamo trovare dei difetti, questo God of War manca di quelle boss fight enormi ed epiche che invece erano state la caratteristica peculiare dei precedenti capitoli. È un discorso che rientra tuttavia nel totale rinnovamento che questo episodio vuole portare con sé e sicuramente, sebbene possa sembrare spiazzante in un primo momento, l’assenza di boss fight sullo stile dei vecchi capitoli è una scelta coerente con la nuova filosofia di gioco.

God of WarE tanto per continuare il discorso su quanto diverso sia questo God of War, adesso avremo a che fare anche con NPC più attivi che in passato. Ad esempio, Brok e Sindri sono due fratelli fabbri che, per vicende che scoprirete durante il gioco, hanno intrapreso strade differenti. I due vi affideranno delle missioni secondarie che vi porteranno a perlustrare buona parte del regno. E non sono dei piccoli incarichi che si ripeteranno nel corso della storia, anzi vi daranno la possibilità di conoscere due personaggi ben scritti e che vi regaleranno anche loro delle piccole emozioni.

In fondo, questo nuovo capitolo della serie rappresenta a tutti gli effetti l’inizio di qualcosa di più grande e dopo averlo giocato avrete letteralmente la sensazione di aver assaporato soltanto un lungo ed immenso prologo per qualcosa di più grande che arriverà con i giochi futuri. In questa recensione ho volutamente omesso i nomi degli antagonisti, di alcuni luoghi e armi, poiché spetterà a voi lasciarvi trasportare in questa storia che ad oggi rappresenta probabilmente il punto più alto dell’intera saga. E proporre qualcosa del genere al settimo capitolo, peraltro reinventandosi del tutto, non era affatto semplice.

god of war

God of War - Recensione: il commento di Fabrizio di Spezio
Ho iniziato il viaggio di Kratos e Atrues consapevole di come questa puntasse ad essere un’esperienza pazzesca, ed è proprio ciò che è stato. Sintetizzare un gioco così profondo e completo non è semplice, quindi mi limiterò a dire che nonostante i tantissimi cambiamenti avuti rispetto al passato, God of War ha assolutamente messo un nuovo punto esclamativo su una saga immortale. Una pietra miliare che rimarrà immortale come Kratos, che in questo nuovo capitolo ha totalmente visto rinnovare il suo modo d’essere diventando molto più maturo e responsabile, così come un buon padre deve essere. Mancano sicuramente alcune parti irriverenti che personalmente adoravo nei vecchi God of War, ma questa nuova ventata di cambiamento la trovo semplicemente perfetta. Divertentissimo il gameplay ed il nuovo sistema di combattimento, che svolta letteralmente rispetto al passato e diventa ancora più tecnico e personalizzabile. Davvero lodevole il coraggio avuto da Santa Monica per questo vero e proprio capolavoro, che consiglierei di giocare davvero a chiunque.

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God of War - Recensione: il commento di Giuseppe Carreca
Sarò sincero nel dirvi che fin da quando ho inserito il disco di God Of War nella mia PlayStation 4, dei brividi mi sono corsi lungo la spina dorsale. Tutto, dalla grafica maledettamente bella alla colonna sonora epica più che mai mi hanno letteralmente stregato, esattamente come ai loro tempi fecero gli episodi precedenti narranti le gesta del Fantasma di Sparta. Se in passato ho imparato ad apprezzare Kratos e la sua drammatica storia, mossa sì da cieca vendetta contro gli dei che lo tradirono ma non per questo meno affascinante o poco profonda, qui mi sono emozionato e a tratti commosso nel vedere un Dio della Guerra così…maturo. È provato e temprato da mille battaglie, lo sguardo stanco traspare dalle sue parole e dagli atteggiamenti severi ma anche protettivi nei confronti del figlio Atreus. Tuttavia, pensare che il buon vecchio Kratos si sia ammorbidito nel tempo sarebbe un errore madornale: le Terre Nordiche in cui ha luogo la vicenda non perdonano gli stolti o i deboli e i nostri eroi avranno modo di deliziarci con un combat system più raffinato rispetto al passato, ma non per questo meno brutale o soddisfacente. Quel che si ha davanti è una di quelle storie che difficilmente dimenticherete e che non ci si stancherà mai di risentire. Preparatevi: il Viaggio ha inizio.

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God of War - Recensione: il commento di Andrea Zanca
L’ultima iterazione di God of War è quel che più si avvicina all’evoluzione dei videogiochi negli ultimi anni. Ci sono titoli che, passa il tempo, eppure sembrano sempre gli stessi. Sì, la grafica e la cinematica migliorano, ma poi rimangono pur sempre un “more of the same”. E poi c’è God of War, che questa volta compie il salto della fede in lande ancora non esplorate nel suo diretto passato, pur non allontanandosi da quel che sono i videogiochi adesso. Cambia le meccaniche, cambia l’approccio, cambia praticamente tutto di sé, eppure riesci a percepire il Fantasma di Sparta dietro ogni secondo di tempo trascorso in sua compagnia. Graficamente il titolo setta nuovi standard, le transizioni dalle scene all’azione sono quanto di più fluido mai visto e talvolta si fa fatica a capire se stiamo giocando o è la narrativa cinematica a prendere il sopravvento. Gli svariati elementi tipici da gioco di ruolo gli donano profondità pur non innovando particolarmente rispetto a quel che si vede oggi. Ma è esattamente quello di cui aveva bisogno la serie di God of War, perchè con questo capitolo è cresciuto, maturato, e la cosa che mi emoziona di più è crescere insieme ai videogiochi. Questo andare passo dopo passo insieme verso un futuro sempre più emozionante e stupefacente. In conclusione, il nuovo titolo di Santa Monica è longevo, intenso, sorprendente, bellissimo da vedere, e soprattutto, single-player. Un avventura da godere fino all’ultimo istante.

Summary

God of War è un titolo immenso, sotto tutti i punti di vista. Potremmo stare ore e ore a parlare del comparto grafico, del meraviglioso sonoro, della storia magistralmente scritta e del rapporto non semplice fra Kratos e Atreus e di quanto fosse tremendamente difficile portare ad un nuovo inizio un brand considerato da tutto ormai concluso. Santa Monica invece rimescola le carte in tavola e porta su PlayStation 4 un prodotto fresco, completamente rinnovato ed una storia che rappresenta un altro punto di partenza per un Kratos più vecchio, più saggio. Di certo diverso da come lo ricordavate. Lasciatevi trasportare dalla mitologia norrena, siate curiosi, leggete tutti gli appunti del giovane Atreus e vi ritroverete catapultati in una religione forse troppo ancorata dagli stereotipi a Odino, Thor e Loki. Qui avremo a che fare con i cosiddetti "Dei Minori", che di minori hanno veramente ben poco. Kratos è tornato ed è ancora arrabbiato. Ma è anche cambiato.
9.5

Ottimo

Giovanni De Bernardis - 10
Fabrizio Di Spezio - 9.5
Giuseppe Carreca - 9.5
Andrea Zanca - 9