God of War: se Kratos diventa il paladino del single player

Il ritorno di God of War è una buona notizia per gli appassionati della serie, ma anche per gli amanti delle avventure in singolo.

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Definire God of War come la risposta occidentale agli action tipicamente di stampo nipponico che padroneggiavano in era PlayStation 2 non è un’affermazione tanto lontana dalla realtà. Certo, diversi gli intenti e differente anche la realizzazione finale, perché dove un God of War si prestava più all’estrema spettacolarizzazione, un Devil May Cry si mostrava più tecnico e complesso da approfondire.

Kratos, dove tutto ebbe inizio: pronto ad affettare le divinità Greche!

Sta di fatto che in fondo degli intenti non ci interessa più di tanto. Non a caso, God of War è rapidamente diventato uno dei franchise simbolo di Sony e per qualche di tempo probabilmente quello di punta da legare al marchio PlayStation. Il protagonista, il guerriero spartano Kratos, è diventato un’icona dell’industria dei videogiochi, cosa che ha spinto la casa giapponese a finanziare la realizzazione di una vera e propria trilogia, accompagnata da un prequel e due spin-off in salsa portatile. Ci sarebbe un titolo mobile, ma possiamo anche soprassedere.

Questo nuovo God of War, il primo pensato e sviluppato per PlayStation 4, arriva per inaugurare una seconda era per la saga. Sì, una seconda era, perché Santa Monica è sempre stata ben attenta a non usare la parola “reboot” per questo progetto. Perché di una ripartenza in fondo non si tratta: il protagonista è ancora Kratos, accompagnato questa volta dal figlio Atreus. Cambia il setting: si passa dalla mitologia greca a quella norrena. Cambia il gameplay: l’action frenetico e ultra spettacolare che avevamo conosciuto specialmente con God of War 3 lascia il posto a un prodotto dai ritmi più ragionati, con telecamera alle spalle del protagonista, ambienti da esplorare e addirittura degli elementi da gioco di ruolo. Cambia il tema portante della storia: non è più la vendetta furiosa e sanguinaria dei primi capitoli, ma l’intimo rapporto tra padre e figlio, impegnati a sopravvivere in un mondo del tutto nuovo, anche per il Dio della Guerra. Cambia lo stesso Kratos, che mantiene la “pelata” ma adesso presenta una contemporanea barba folta!

God of War Ascension è l’ultimo episodio regolare della serie prima di questo ritorno.

Insomma, God of War è indubbiamente cambiato e sostenere che la cosa non sia stata accolta con un filo di titubanza sarebbe una bugia. Che si tratti o meno di una preoccupazione comprensibile non sta a me dirlo: sono molto aperto ai cambiamenti, specialmente se portano a una produzione che non solo sia in grado di mantenere il livello qualitativo dei predecessori, ma che addirittura possa superarlo.

Ecco, a dirla tutta, il vecchio God of War aveva stancato o, molto più semplicemente, non aveva più altro da dire. Se God of War 3 è stato l’esplosione estrema della spettacolarità vista nel primo episodio della serie, God of War Ascension era la summa perfetta del meglio che sia sempre riuscita a offrire la saga: un gameplay profondo e appagante combinato con un level design da applausi, alla pari di God of War 2, che per quanto mi riguarda rappresenta ancora oggi l’apice del franchise. Il problema di Ascension riguardava tutto il resto: una storia che di fatto non aveva più niente da dire, dato che i due spin-off per PSP erano già dei prequel perfetti, e un setting che probabilmente aveva mostrato tutto il suo potenziale in relazione alla saga.

Quella della mitologia norrena si dice fosse un’idea che balenava nella mente di David Jaffe già quando aveva ideato il primo episodio della serie. Che sia vero o no, Santa Monica si è giocata questa carta nel modo migliore possibile. Il parere della stampa specializzata è unanime: il migliore mai visto per un gioco PlayStation 4. L’attesa da parte dei fan ha raggiunto picchi che forse non si toccavano da God of War 3 e che probabilmente stanno andando pure oltre, coinvolgendo anche chi non ha mai assaporato un episodio della saga.

Il nuovo Kratos: una bella barba folta e tanta pazienza e attenzione per il figlio, Atreus. I tempi della furia ceca sembrano lontani.

La rinascita di God of War è dunque importante per Sony e per il franchise e questa strada porterà sicuramente a nuovi episodi realizzati su questo stile sfruttando il nuovo setting. Ma in un’epoca in cui si parla tanto di multiplayer, di un single player sempre più marginale, di Battle Royale, di microtransazioni e di DLC, vedere arrivare sul mercato un prodotto che riporta le lancette dell’orologio all’era PlayStation 2 regalandoci una pura, longeva e appassionante avventura in singolo riempie il cuore di gioia. Perché il videogioco è bello se vissuto in compagnia, e per questo sia sempre benedetto il multiplayer, ma diventa forse qualcosa di più quando permette di vivere una bella avventura da gustarsi intimamente nella propria cameretta.

Perché God of War non ha paura di dire che, sì, il single player è vivo più che mai.

Scrive di videogiochi da più di dieci anni. Questa volta ha deciso di farlo con qualcosa di suo, insieme ai suoi amici. Ama racing, sparatutto, avventure, sportivi e giochi di ruolo, ma apprezza anche le piccole produzioni indipendenti, specialmente quelle capaci di toccare con eleganza le corde più profonde dell’animo.