Dragon Quest 11 – Recensione dell’ultima opera Square Enix

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9

Ottimo

Il ritorno di una Leggenda: l'Albero della Vita attende.

Quando si parla del genere JRPG è praticamente impossibile non citare Dragon Quest. Ideata nel lontano 1985 da Yuji Horii, la serie è all’unanimità considerata il capostipite dei GDR giapponesi, grazie all’inserimento di meccaniche che hanno fatto e fanno tuttora scuola nel genere in questione. Logico pensare che negli anni i giochi di ruolo di matrice nipponica si siano evoluti sulle solide basi dettate dalla saga, cercando di proporre una formula atta a svecchiarne o perfezionarne il consolidato sistema. A differenza della concorrenza, Dragon Quest non si è mai allontanata più di tanto dalle sue radici, se non in rari casi che comunque sono risultati molto distanti dagli standard di apprezzamento tipici del brand. Verrebbe quindi da pensare che il motto “Squadra che vince non si cambia” calzi proprio a pennello per la serie, che da sempre può contare sulla supervisione dei suoi tre principali tenori: il creatore Yuji Horii, il compositore Koichi Sugiyama e il concept artist Akira Toriyama. Squadra che è pronta a regalarci una nuova avventura con Dragon Quest 11: Echi di un’Era Perduta, titolo finalmente approdato anche in Occidente in esclusiva per PlayStation 4.

In una notte buia e tempestosa, nel regno di Erdrea, una donna insieme ad un neonato e una bambina viene inseguita da delle minacciose guardie senza testa. Nel tentativo di proteggere le due giovani creature ella si separa da loro, sperando di attrarre su di sé l’attenzione dei cavalieri. Passata la turbolenta notte, un nuovo giorno si palesa nel pacifico villaggio di Roccapietra, dove un anziano signore trova sulle rive del fiume il pargoletto in questione, lo adotta e lo cresce come se fosse suo nipote. Raggiunta l’età adulta, il nostro eroe ben presto scopre di essere la reincarnazione del Lucente, il leggendario campione di Yggdrasil, l’albero della vita al centro del mondo, pronto a manifestarsi ogni volta che Il Signore Oscuro attenta alla pace del regno. Molti però, tra cui influenti sovrani, non vedono di buon occhio l’apparizione del Lucente, indicandolo come il presagio della minaccia incombente. Braccato e senza alcun indizio sulle proprie origini, ha inizio così il lungo viaggio del nostro eroe e dei suoi compagni di avventura per debellare l’oscura presenza una volta per tutte.

Per chi non ha familiarità con la serie, le prime ore di Dragon Quest 11 potrebbero risultare spiazzanti, in quanto il canone narrativo proposto è il più classico del genere e porta spesso ad anticipare inconsciamente gli eventi che si susseguono nella vicenda. Ad onor del vero questa sensazione piuttosto spiacevole di Déjà vu potrebbe palesarsi anche in alcuni frangenti dell’intera storia, che seppur non molto originale nella struttura risulta ben scritta e non povera di colpi di scena. È l’ennesima, meravigliosa favola raccontata da Yuji Horii e i suoi, capace di scandire egregiamente i momenti di dramma da quelli più leggeri e smaliziati, senza mai perdere di vista i veri punti di forza della serie, vale a dire il gameplay e la caratterizzazione dei personaggi.

Da sempre infatti il cast della saga Square Enix risulta ben variegato e intrigante, andando a svelare poco per volta alcuni frammenti del loro vissuto che coinvolge ed affascina il giocatore. Non è da meno l’undicesimo capitolo, anche se forse un character design non molto ispirato dei protagonisti e il loro iniziale approccio alla storia troppo stereotipato possa far pensare il contrario. La verità è che pur risultando in un ritmo molto più sostenuto rispetto ai precedenti capitoli, Dragon Quest 11 richiede qualche ora di tempo per mostrare tutto il suo valore a livello di sceneggiatura: pertanto armatevi di un po’ di pazienza e godetevi nel mentre l’esplorazione delle terre di Erdrea.

Basterebbe solo dare un’occhiata alla mappa del mondo di gioco per rendersi conto di quanto sia vasto e vario nelle ambientazioni, piene di nemici, scrigni e oggetti da raccogliere. Nonostante la possibilità di montare in sella al proprio destriero possa far credere di avere a che fare con un Open World, invero la mappa è molto vasta ma suddivisa in macrozone, separate l’una dall’altra da una breve fase di caricamento. Poco importa vista la buona varietà dei luoghi proposti, che passano con disinvoltura da lussureggianti foreste a deserti e luoghi innevati. L’esplorazione è inoltre incentivata dalla possibilità di montare in groppa ad alcuni mostri che, una volta sconfitti, permettono di attraversare delle aree normalmente inaccessibili, ad esempio distese di acqua o piattaforme situate molto in alto. Questo stratagemma è possibile anche all’interno dei dungeon, e regala ai suddetti una verticalità poco consona in altri esponenti del genere JRPG.

Dungeon e ambienti che non sarebbero degni di tale nome se non fossero infestati da mostri di ogni genere. Infatti i diversi nemici che incontreremo durante le nostre peripezie rappresentano uno dei fiori all’occhiello dell’intera produzione, dimostranti ancora una volta tutto l’estro creativo del maestro Toriyama. Difficile non soffermarsi sul loro aspetto volutamente caricaturale, messo ancor più in evidenza da buffe animazioni e da nomi capaci spesso di strappare un sorriso al giocatore. Ma nonostante l’aspetto ironico delle creature è bene non prenderle troppo sotto gamba, e prepararsi al meglio.

Come ormai accade in quasi tutti i JRPG anche qui i mostri sono visibili al giocatore, che può così scegliere se affrontarli o semplicemente evitarli. Una volta colpiti ha inizio lo scontro.

Il sistema di combattimento è da sempre rigorosamente a turni, ma è ancora oggi in grado di appassionare e dettare legge su molti suoi simili. Prima di ogni battaglia è possibile cambiare lo schieramento del proprio party, oltre a scegliere se questo si muoverà tramite IA, quest’ultima molto più efficace e precisa rispetto al passato, o se eseguirà gli ordini del giocatore. I turni si susseguono a seconda del livello di agilità di ciascun contendente e una volta che toccherà a noi potremo scegliere tra diverse opzioni: al di là del classico menù di attacco e difesa abbiamo anche altre voci quali equipaggiamento, tecniche, incantesimi e oggetti.

A differenza di altri esponenti del genere la particolarità del gameplay sta nel suo essere elastico e scorrevole, consentendo al giocatore di cambiare equipaggiamento prima di attaccare, in modo da affrontare nella maniera più efficace i nemici. Per esempio potremmo decidere di scambiare il boomerang con un coltello, in modo da concentrarci e massimizzare i danni su un singolo nemico. Ancora una cosa nuova, ma del tutto ininfluente in termini di gioco, è la possibilità di muoversi liberamente nell’area dello scontro.

La vera novità assoluta sta però nel particolare stato di grazia che può ottenere ciascun personaggio: il cosiddetto Stato Pimpante. Questo è molto simile al precedente stato di tensione visto in Dragon Quest 8, tuttavia qui risulta molto più efficace e meno rigido nelle meccaniche. Una volta subito un determinato quantitativo di danni si entrerà in questo stato, il quale aumenterà considerevolmente il nostro attacco, le nostre difese e persino la nostra probabilità di colpi critici. La cosa interessante è l’utilizzo delle tecniche pimpanti, cioè speciali abilità eseguibili con i diversi compagni di gruppo, sempre a patto che anche loro siano in questo stato. Finché non viene utilizzata la tecnica speciale lo stato pimpante continua ad essere attivo per qualche turno anche se terminata l’attuale battaglia, rendendo questa feature molto flessibile.

Man mano che si trucidano sciami di mostri i nostri eroi salgono di livello, ottenendo sia un miglioramento dei propri parametri base sia dei PA, spendibili nella griglia delle abilità. In questo particolare menù ogni personaggio ha una precisa griglia con diverse nuove tecniche da imparare, ed è data libera scelta al giocatore su come far progredire ciascun alleato. Potremo per esempio scegliere di concentrare tutti i nostri punti su Serena, il chierico più efficace del gruppo, per ottimizzare ulteriormente le sue abilità curative. Oppure permettere alla maga di padroneggiare l’arte della lancia, in modo da risultare utile a seconda delle circostanze. Ciò rende il sistema di progressione molto variegato e duttile, evidenziando così il lato strategico ad ogni nuovo scontro.

Dopo una lunga sessione di combattimenti sarebbe piuttosto frustrante ritornare alla locanda più vicina per recuperare le forze, per fortuna Dragon Quest 11 ha pensato anche a questo. Nelle aree di gioco potremo incappare in un falò spento, dover poter allestire un piccolo accampamento per rifocillarsi, acquistare oggetti, salvare i progressi e scambiare quattro chiacchiere con i nostri compagni.

Non solo, potremo anche concentrare le nostre forze sulla Forgia da viaggio, un utilissimo oggetto che ci apre le porte del sistema di crafting del titolo. Infatti, mescolando determinati oggetti, si potranno creare vari pezzi di equipaggiamento, potenziarli e perfino riforgiarli. Il bello di questo sistema di creazione sta nel suo non essere statico, visto che la buona riuscita del prodotto finale dipende esclusivamente dal giusto ritmo di martellate date dal giocatore.

Il gioco non presenta una curva di difficoltà proibitiva, ad eccezion fatta di quei boss facoltativi sparsi nel mondo. Tuttavia, qualora lo desideriate, nella versione occidentale del gioco targato Square Enix sono state aggiunte diverse opzioni per rendere un po’ più ostica la nostra Odissea. All’inizio di ogni nuova partita infatti saremo liberi di attivare o meno le cosiddette Missioni Estreme, varie voci che alterano consistentemente alcuni elementi all’interno del gioco, ad esempio l’impossibilità di acquistare l’equipaggiamento nei negozi ma di poterlo ottenere solo tramite il sistema di forgiatura. Le missioni vanno da limitazioni più o meno gravi: nella nostra prova abbiamo attivato la cosiddetta Malbarazza, un’opzione unica che può palesarsi in ogni frangente, sia essa una conversazione o uno scontro. Come sottolineato dal gioco stesso, quando il nostro eroe entra in questo stato si ritrova in un raggelante imbarazzo che gli impedisce di parlare o di agire in battaglia, saltando così il proprio turno. In ogni caso se le opzioni sopracitate risultassero troppo ardue è sempre possibile disattivarle visitando la chiesa o la statua divina, per annullare così definitivamente la maledizione.

Tecnicamente parlando Dragon Quest 11 si presenta davvero bello esteticamente, con animazioni e ambienti ben riprodotti. Nonostante la vastità della mappa di gioco il motore grafico del titolo Square Enix non tentenna praticamente mai, mostrando su schermo un mondo colorato e vibrante. D’altro canto il comparto audio risulta essere altalenante: sebbene inizialmente le composizioni originali del maestro Sugiyama siano piacevoli e orecchiabili, alla lunga risultano ripetitive. Inoltre il formato audio utilizzato per l’occasione, il midi, pur volendo omaggiare l’anima retrò della serie non rende giustizia all’ottima esecuzione orchestrale di fondo. Anche il doppiaggio inglese presenta alti e bassi, con delle recitazioni e dei timbri vocali che risultano talvolta non azzeccati per il personaggio o una specifica scena.

Dragon Quest 11 - Recensione: il commento di Andrea Zanca
Dragon Quest 11 è uno dei pochi titoli che riesce a mantenere praticamente inalterata la sua anima da JRPG che gli appassionati hanno imparato ad amare negli anni, sin dagli albori del gaming. Personalmente, lo stile di Akira Toriyama non può non farmi pensare continuamente a quel capolavoro chiamato Chrono Trigger, poiché per quanto sia poco caratterizzato nelle linee facciali ed espressive, rendendo di fatto i personaggi molto simili tra di loro, è sempre stato abbastanza per dare un'impronta personale e magica a qualsiasi contenuto. La grafica di nuova generazione dona nuova linfa al design ormai antico, riproponendolo in tutto il suo splendore, seppur non allontanandosi da quel che ricordiamo dei precedenti capitoli, per citarne uno, L'Odissea del Re Maledetto. Oltre al comparto grafico, l'intera produzione non fa altro che basarsi su radici ormai solidissime e non ha minimamente paura di sfoggiare le sue ormai quasi obsolete caratteristiche come il combattimento a turni, il quale nonostante sia abbellito da una modalità che permette il movimento libero, rimane fondamentalmente classico e tattico. Il bello sta comunque nell'approfondire le storie dei personaggi che, sebbene inizialmente non sembrino poi così tanto particolari, si lasceranno amare pian piano nel corso della (lunga) avventura. In conclusione, Dragon Quest 11 è un ode al gioco di ruolo fantasy, perfettamente godibile da chiunque ma a parer mio particolarmente dedicato a tutti coloro che sentono la mancanza di questo genere videoludico. Il nuovo JRPG targato Square Enix è uno dei più validi degli ultimi tempi. [/su_box

Summary

Tirando le somme, Dragon Quest 11 è un ottimo JRPG, probabilmente uno dei migliori degli ultimi anni. Al netto della sua struttura narrativa molto classica il titolo presenta l’eccellente e appagante gameplay già visto in passato. L’opera di Yuji Horii e soci ritorna più in forma che mai, confermando il valore ineccepibile della saga. Tutto quel che gli sviluppatori dovevano fare era semplicemente modernizzare un sistema di gioco di per sé vincente e possiamo dire che l’obiettivo sia stato raggiunto. Se dovessimo proprio fare un appunto forse l’unica cosa che manca è qualche spicco di innovazione a livello di trama, ma come ribadito in precedenza: “Squadra che vince non si cambia”. E in fondo è giusto che certe storie non cambino mai.
9

Ottimo

Giuseppe Carreca - 9
Andrea Zanca - 9