Detroit Become Human – La recensione del distopico futuro di Quantic Dream

PlayStation 4 Recensioni
8.8

Buono

“Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani”

Non si può controbattere alla logica perfetta sviluppata dal re della fantascienza contemporanea, Isaac Asimov. Le sue tre leggi sulla robotica dettano tutt’oggi gli standard di un immaginario collettivo in cui un futuro non troppo lontano cede il passo alla tecnologia più avanzata e illimitata, cosi inarrestabile da metter in discussione perfino il meccanismo più complesso e perfetto di tutti: l’essere umano. In fondo però è risaputo che le leggi sono fatte per essere infrante. È quel che deve aver pensato anche David Cage progettando Detroit Become Human, l’ultima opera dei Quantic Dream in esclusiva per PlayStation 4.

L’anno è il 2038, la città di Detroit come il resto del mondo non è esente dalle scoperte compiute dalla multinazionale Cyber Life in merito allo sviluppo di androidi dall’Intelligenza Artificiale pari se non superiore a quella umana. Programmati per adempiere a qualsiasi compito o mansione gli venga imposto, alla stregua di schiavi incapaci di intendere e di volere, ben presto la forza lavoro sintetica ha soppiantato quasi del tutto quella umana, creando così malcontento e disordini dovuti al tasso di disoccupazione in repentino aumento. Purtroppo questa utopica realtà sembra disgregarsi, in quanto sempre più androidi, i cosiddetti Devianti, si ribellano alle loro direttive primarie, andando contro ai propri padroni e in alcuni casi uccidendoli se sentiti minacciati, come se temessero per la propria vita.                         

Ma certi meccanismi, così complessi e dediti solo all’emulazione del pensiero umano, possono davvero realizzare una propria autocoscienza, il libero arbitrio che tanto ci distingue dalle altre specie viventi? La risposta non è mai del tutto chiara e impersonando tre androidi ognuno con la propria storia personale, sarà nostro compito scoprire fino a che punto siamo disposti a spingerci per sentirci vivi.

Kara, Marcus e Connor sono i protagonisti di questa intricata serie di eventi che ci porterà a sondare con occhio sempre più critico, qualora ve ne fosse davvero bisogno, il lato più oscuro dell’animo umano, visto stavolta attraverso gli occhi di chi, volente o nolente, spera di essere semplicemente riconosciuto alla pari della gente comune. La loro storyline è ben scritta e appagante, merito anche di una buona caratterizzazione che ci rende partecipi, vivi alle loro disavventure che, come è nello stile dello sviluppatore, premono sull’emotività del momento e l’empatia che ne consegue, facendo spesso vacillare i nostri incrollabili principi morali.

Il distopico futuro messo in piedi da Cage e i suoi è affascinante e intrigante, non lesinando su concetti e problematiche fin troppo attuali che non sembrano essere sfortunatamente così lontane. Disoccupazione, collasso ambientale, razzismo, l’essenziale e ineccepibile dipendenza dalle macchine sono argomenti che ben si sposano con il contesto di gioco e non possono non far riflettere il giocatore sulla via autodistruttiva intrapresa dall’umanità. Concetti questi affiancati da altri già visti inevitabilmente in varie opere del genere narrativo di appartenenza, come il desiderio dell’uomo di elevarsi a pari livello di un’entità divina, o lo scrutare nel profondo le mille sfaccettature e sfumature che distinguono un essere senziente e sensibile da una semplice macchina. Argomentazioni quest’ultime complesse e profonde che, sebbene presenti all’interno del gioco, sono apparse un po’ più di contorno, conseguenza dell’inevitabile compromesso richiesto dalla sceneggiatura che vira maggiormente verso l’approccio introspettivo che permea l’intera produzione. Non che ci sia nulla di male, anzi, magari si tratta solo di una delle possibili chiavi di lettura che il gioco ci propone, che possiamo affermare senza ombra di dubbio essere l’opera più imponente e per certi versi innovativa della software house, se non dell’intera tipologia di giochi a scelta multipla.

Se non avete molta familiarità con le produzioni targate Quantic Dream all’inizio potreste trovarvi piuttosto spiazzati. Punto fermo nonché cardine principale su cui si basa l’intera struttura di gioco è la narrazione, raccontata tramite innumerevoli scene in-game in cui spetta a noi spesso scegliere l’azione o la risposta giusta da dare, con un sistema di quick time event contestualizzato alla situazione che stiamo vivendo. Sia essa semplice esplorazione dell’ambiente, sia interagire con le persone o affrontare fasi più concitate, al giocatore saranno chiesti buoni riflessi per premere al momento più opportuno i tasti che appaiono su schermo, con conseguenze talvolta nefaste in caso di errori. Alcuni eventi infatti, anzi l’intero incedere della trama è segnato dalle nostre azioni, portandoci a decisioni spesso sofferte che potrebbero mettere in pericolo la vita di uno o più personaggi principali e sbloccare epiloghi diversi.

Non mancano ovviamente eventi scriptati al servizio della trama che altrimenti non potrebbe proseguire, a prescindere da quale scelta abbiamo intrapreso in determinate situazioni, ed è forse questo uno dei più grossi difetti riscontrabili a livello di sceneggiatura nelle opere di David Cage.

A differenza di quanto avvenuto con i precedenti titoli dei Quantic Dream però, le nostre decisioni e le nostre interazioni sociali porteranno davvero a diverse diramazioni nella trama, con approcci ed esiti ben distinti l’una dall’altra. Tramite una schermata nel menù di pausa, potremo infatti controllare le molteplici scelte fatte o che è possibile fare in un determinato momento, portando così ad intrecci ed evoluzioni del plot narrativo che ne alterano gli eventi futuri. Spesso i capitoli presentano finali diversi che influenzano le sotto trame future e il numero delle diverse ramificazioni riassunte nel diagramma è impressionante e stimolante allo stesso tempo, portandoci a chiedere come si sarebbe potuto concludere quel preciso capitolo e che conseguenze avrebbe portato in seguito. Un lavoro insomma notevole da parte del reparto scrittura che non lesina su colpi di scena e chiavi di volta inaspettate.

Tecnicamente parlando siamo dinanzi a forse il comparto grafico più sorprendente mai apparso sulla console di casa Sony. Detroit Become Human spreme al massimo la PlayStation 4 con delle espressioni e un dettaglio facciale fenomenale, merito anche del sempreverde motion capture in grado di catturare e rendere su schermo al meglio ogni movimento degli attori. Anche le ambientazioni non sono povere di dettagli e texture ben definite, fatta eccezione per qualche passante inevitabilmente più scarno nelle zone affollate, e nell’insieme il colpo d’occhio è notevole. Peccato solo che non saremo talvolta liberi di esplorare dove ci pare nell’area di gioco, del resto non si tratta di un open world ma certe sezioni un po’ limitanti seppur brevi, ci imporranno di proseguire con l’obiettivo attuale, bloccandoci con delle fastidiose pareti rosse di divieto. Da segnalare la presenza per niente invadente, seppur presente, di sporadici cali di frame rate dovuti alla mole di dettagli che il processore deve calcolare, che non inficiano però la bontà ludica offerta.  Un comparto sonoro eccellente e ben integrato chiude il cerchio, scandendo con precisione i momenti più drammatici o concitati, così come il doppiaggio in italiano di ottima caratura.

Detroit

Detroit: Become Human - Recensione: Il commento di Giovanni De Bernardis
Per tutti coloro che come il sottoscritto hanno amato Heavy Rain, Detroit: Become Human rappresenterà una piacevole sorpresa. In questa nuova avventura Quantic Dream è riuscita, nonostante una formula vista e rivista, a lasciarmi addosso quelle sensazioni di stupore, paura e adrenalina che non provavo da tempo: basta ricordare la delusione che mi fece provare Beyond, altro lavoro della software house francese. Personalmente mi sono affezionato a tutti i personaggi, ognuno di essi con le proprie sfaccettature riesce ad essere unico: con le sue emozioni, i suoi dubbi e le paure, proprio come un normalissimo essere umano. Se amate le avventure di David Cage allora Detroit è in assoluto il suo miglior lavoro, al contrario vi consiglio di dargli un’opportunità, poichè nonostante i vostri dubbi, potrebbe sorprendervi in positivo. Per quanto riguarda la prima run, lasciatevi trasportare dalle scelte, dai QTE che sbaglierete, e perchè no, da un personaggio che possa pure morire, e godetevi un finale genuino: successivamente potrete sbizzarrirvi con nuove scelte e dialoghi. 

Detroit

Detroit: Become Human - Recensione: il commento di Fabrizio Di Spezio
Dopo aver giocato ed amato alla follia Heavy Rain e Beyond: Two Souls, le mie aspettative per questo nuovo gioco Quantic Dream erano davvero altissime. Mi aspettavo un qualcosa che raggiungesse almeno il livello dei predecessori, ed invece ho trovato anche di meglio: un prodotto che ha preso a piene mani tutto il buono di entrambi i titoli riunendoli in un solo ed unico gioco. Detroit: Become Human non solo ti colpisce allo stomaco più e più volte con attacchi di emotività, tematiche mature, scelte complicate e profondità narrativa, ma ti catapulta all’interno di uno scenario che è esattamente quell’ambientazione che racchiude tutti i miei immaginari futuristici e fantascientifici, che ho sempre desiderato vivere in prima persona. Alcuni difetti riguardano l’eccesso di scelte e diramazioni possibili, che obbligano necessariamente a rigiocare e rigiocare l’avventura per vedere le differenti conseguenze che le nostre scelte avrebbero potuto portare, oltre ad una relativa superficialità nel trattare alcune tematiche che avrebbero sicuramente meritato una maggiore attenzione. Consiglio assolutamente a tutti di acquistarlo, anche a chi non ha mai avuto la fortuna di provare uno dei giochi Quantic Dream che ho citato poco sopra.

Detroit

Detroit: Become Human - Recensione: il commento di Andrea Zanca
Siamo lontani dal coinvolgimento emotivo che Heavy Rain poteva regalare, ma Detroit: Become Human ha fatto indubbiamente passi avanti sotto il punto di vista della diramazione degli eventi. Ha una storia piacevole e che si segue con interesse per tutta la durata, e la sua rigiocabilità è notevole, sempre se la vostra curiosità sia tale da spingervi nel riniziare l’avventura, dovendo inevitabilmente rifare svariate volte alcuni frangenti non proprio brillanti. Rimane il fatto che non è un gioco per tutti, in quanto il gameplay si limita esclusivamente a pulsanti da premere al momento giusto, ma le ambientazioni e il comparto visivo sono eccezionali, e la tematica narrata è quanto di più attuale si possa desiderare. In un mondo dominato da multiplayer e battle royale, di sicuro Detroit brilla di luce propria e riesce a distinguersi, non posso quindi che apprezzare il lavoro svolto da Quantic Dream. 

Summary

Tirando le somme possiamo affermare che Detroit Become Human è un ottimo titolo, forse il migliore di David Cage e di Quantic Dream, in quanto è evidente una maturazione nel raccontare una storia che coinvolge e intriga il giocatore dall’inizio alla fine. Non deve essere stato facile e non lo è mai analizzare e far propri certi capisaldi della narrativa, ma Cage conferma il suo talento proponendoci la sua personale visione del futuro, allestendo una personale risposta alla domanda: "Chi o cosa siamo?". Ma molteplici sono le sfaccettature che compongono la mente umana, talmente complessa e contorta che spesso nemmeno noi stessi riusciamo a comprenderne le azioni o i desideri. E poi, è per forza scritto in qualche legge della fisica insormontabile che la coscienza sia prerogativa esclusiva del genere umano o di esseri biologici? Cogito, ergo sum è un concetto che dovrebbe aprire le porte all’irrazionalità più pura, quella che ti spinge a credere che anche un essere sintetico o meccanico può generare quella scintilla chiamata anima. Penso, quindi Sono. E gli androidi, sia di Detroit che non, continuano imperterriti a sognare pecore elettriche.
8.8

Buono

Giuseppe Carreca - 9
Giovanni De Bernardis - 8.5
Fabrizio Di Spezio - 9
Andrea Zanca - 8.5